Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca Capua

Neonata morta, i 'super consulenti' scagionano i medici: "Non potevano salvarla"

Il decesso della piccola si è verificato per cause indipendenti dalla condotta dei camici bianchi

I periti nominati dal tribunale 'scagionano' i medici: non ci sarebbe nesso causale tra il comportamento dei medici e la morte della bimba.

È quanto emerso nel corso dell'ultima udienza celebrata dinanzi al giudice monocratico Alessandra Cesare del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel processo a carico dei due ginecologi, Felice Foresta e Rosa Di Meo, e dell'ostetrica Roberta Merola, in servizio presso la clinica Villa Fiorita di Capua, imputati di omicidio colposo. Il giudice monocratico conferì l'incarico al dottor Domenico Arduini, ginecologo, e Antonio Oliva, medico legale, per effettuare una perizia sulle cause della morte della neonata dati alcuni punti ancora dubbi emersi nel corso del dibattimento.

Dai riscontri dei periti, gli imputati non avrebbero seguito le linee guida dell'auscultazione del feto nella fase del travaglio (ogni 5/10 minuti) con la precisazione che seppur fossero state seguite, scoperta l'anomalia che ha poi portato all'evento tragico, non ci sarebbe stato il tempo di intervenire.

La morte della neonata è stata secondaria ad una ipossia acuta verificatasi nella fase finale del travaglio. Si era creato un ematoma di circa 10 cm subcoriale massivo che ha provocato l'ipossia nel feto. Per i periti dai dati in loro possesso non è stato possibile stabilire la presenza di elementi predittivi che avrebbero potuto evitare l'evento morte. La rarefazione nei controlli come l'auscultazione non ha impedito l'evento tragico. È pur vero per i periti che il feto non presentava alcuna sofferenza durante la gravidanza né al momento dei controlli effettuati dagli imputati durante la fase di accesso alla clinica della paziente o in sala travaglio.

Secondo quanto ricostruito dal Sostituto Procuratore Sergio Occhionero ora sostituto dalla collega Simona Faga i tre sanitari non avrebbero però correttamente espletato le procedure necessarie per addivenire al parto non scongiurando così la morte della neonata. Era il 3 ottobre del 2015 quando una giovane coppia rumena ma residente a Teano si recò in clinica per dare alla luce la loro primogenita mediante un parto naturale. La partoriente venne messa in sala travaglio monitorata mediante tracciato. Alle 12,07 il tracciato cominciò a segnalare dei 'picchi anomali' (3) che secondo quanto chiarito dai superperiti si trattava semplicemente di un errato posizionamento delle manopole per il tracciato. La bimba a cavallo tra due turni nacque alle 15,10 priva di vita.

Nel corso del dibattimento sono emersi alcuni punti 'dubbi' come l'indisponibilità del tracciato ed i picchi non anomali a parere dei sanitari giacché il tracciato evidenziava una frequenza cardiaca del feto 'perfetta'. Per gli imputati i picchi evidenziati nel tracciato non erano ravvisabili come preludio di  anomalie ma semplici errori di posizionamento delle manopole. Il battito fino a qualche minuto prima dell'espulsione del feto era presente. È emerso dalle dichiarazioni dei consulenti tecnici di parte una benessere fetale fino al giorno antecedente al parto poi in sala parto si sarebbe verificato l'evento imprevedibile che avrebbe provocato l'ipossia ossia la ridotta ossigenazione materno fetale decretando così la morte della neonata.

Si torna in aula nella seconda metà di marzo per la requisitoria del pm. Nella difesa sono impegnati gli avvocati Mario Palmirani, Vincenzo Cortellessa (per le costituite parti civili), Carlo Perrotta, Paola Santantonio (per gli imputati), Davide Pascarella (per la Clinica Villa Fiorita ritenuta responsabile civile).

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