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Domenica, 3 Luglio 2022
Politica

Il consigliere Dino Fusco lascia Speranza per Caserta

"Mi hanno processato dall'inizio del mandato. Vorrebbero un figurante inconsapevole delle loro rimostranze..."

E’ durata appena sei mesi l’esperienza del consigliere comunale Dino Fusco nel gruppo ‘Speranza per Caserta’. Il primo ed unico eletto della lista alle ultime elezioni amministrative ha, infatti, deciso di dire addio al movimento dopo settimane di grande tensione che lo hanno visto al centro di un “processo interno” del quale si è sentito “imputato suo malgrado”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha spinto il consigliere comunale ad ufficializzare l’addio, è stata la diffida che gli è stata inviata per via telematica nei giorni scorsi in cui veniva accusato di aver ritardato la presentazione di alcune interrogazioni e, di fatto, di non essere “duro e puro” come il coordinamento di Speranza avrebbe voluto.

Come conferma lo stesso diretto interessato. “Aver partecipato alla tornata elettorale con Speranza ed aver scoperto quel mondo - spiega Fusco - è stata sicuramente una cosa positiva, che mi resterà dentro. Ho incontrato persone con le quali si può parlare e discutere di progetti per il futuro della città di Caserta. Il problema vero è che le decisioni del movimento vengono affidate a 3-4 persone, che vorrebbero influenzare anche il carattere ed il modo di vivere degli iscritti. Diciamo che c’è poca tolleranza nei confronti della diversità delle idee di pensiero…”.

La diffida, dunque, è stata l’ultima goccia. “Sì, perché è una forzatura che dimostra come, in realtà, loro stessero cercando di isolarmi all’interno del gruppo, facendomi passare per quello riottoso. Sono finito ‘sotto processo’ in 4 riunioni su 5 a cui ho partecipato. Mi si accusa finanche di aver ritardato la presentazione di una interrogazione da loro preparata, e fatta mia, quando era sbagliato il destinatario…”.

Il movimento accusa Fusco anche di essere troppo “morbido” col sindaco Marino, però. “Qui entriamo in un punto cruciale. Prima mi hanno accusato di aver fatto campagna elettorale al ballottaggio per Marino, quando in realtà non mi sono mai esposto pubblicamente sebbene solo con la vittoria dell’attuale sindaco sarei entrato in consiglio comunale. Poi mi dicono che attacco poco sul piano personale e che non dovrei collaborare sui temi. Ed è qui che la discrasia aumenta: ma noi siamo stati eletti per fare qualcosa di buono per Caserta o per uscire sui giornali solo per le critiche che si fanno? Io ho una concezione dell’amministratore diversa da coloro che oggi mi puntano il dito contro. Non sono ‘pro Marino’, ma ‘pro Caserta’. E se per fare qualcosa di buono c’è bisogno di dialogare con l’amministrazione, perché non farlo? I casertani hanno votato questa maggioranza, noi dobbiamo rispettare questa scelta, cercando di portare a casa qualche risultato anche dai banchi dell’opposizione”.

E’ stato anche contestato il voto alle Provinciali per il sindaco di San Nicola la Strada Vito Marotta, quando il movimento aveva dichiarato l’astensione. “Anche qui mi è sembrato darsi la zappa sui piedi. Ho dialogato col candidato al consiglio provinciale che aveva una idea simile a quella del Movimento sul no al biodigestore a Ponteselice, cercando di creare un ponte con chi, oggi, porta avanti le stesse battaglie del movimento. E mi è stato contestato: per loro era meglio restarne fuori. Ma se si resta sempre fuori dalle scelte è impossibile pensare di raggiungere risultati per la città. Ed allora perché ci siamo candidati? Per stare sui giornali? Non è il mio carattere, non è per questo che l’ho fatto. Io ho chiesto il sostegno dei cittadini per cercare di dare loro risposte, non polemiche fine a se stesse. Io non mi sono candidato per salire sul carro degli onesti, lì ci sono da 38 anni grazie agli insegnamenti della mia famiglia. Ho scelto di impegnarmi in politica per migliorare le sorti di Caserta, per amore di quella città in cui ho scelto di vivere e costruire il futuro mio e della mia famiglia”.

Non è la prima volta che Speranza perde consiglieri comunali lungo il tragitto: in passato era accaduto qualcosa di simile con Nicola Melone, Luigi Ebraico ed Antonello Fabrocile. “Oggi più che mai posso comprendere la loro decisione. Il consigliere comunale non può essere un figurante inconsapevole delle rimostranze di 3-4 persone che decidono quale debba essere la linea del movimento, senza possibilità di aprire un ragionamento su tematiche care anche allo stesso movimento. Ma lascio con un piccolo rimpianto, perché questo movimento potrebbe realmente diventare un punto centrale nella politica casertana, ma credo che, fin quando non si libererà di alcuni retaggi, non riuscirà mai ad essere un centro focale della politica casertana”.

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