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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Cronaca Casal di Principe

Nuove leve dei Bidognetti, carabiniere in aula svela il ruolo degli affiliati

Il processo a Napoli Nord sulle estorsioni, la droga e il racket del 'caro estinto'

“Il gruppo dei Bidognetti era gestito da Gianluca Bidognetti, detto nanà, e dalle sorelle Katia e Teresa, che percepivano lo stipendio derivante dalle attività illecite che andavano dalle estorsioni alla gestione delle piazze di spaccio. Gli altri sodali si muovevano come marionette intorno alla famiglia Bidognetti. Ognuno aveva un ruolo ben definito”.

Sono le dichiarazioni rese dall’ufficiale dell’ Arma dei Carabinieri nel processo che si sta celebrando dinanzi alla Prima Sezione del Tribunale di Napoli Nord presieduta dal giudice Eleonora Pacchairini a carico di 7 persone coinvolte nella maxi operazione dei carabinieri del comando provinciale di Caserta sulla riorganizzazione del clan dei Casalesi, in particolare delle fazioni Schiavone e Bidognetti. L’ufficiale ha spiegato nel dettaglio il ruolo degli imputati e le correlazioni con gli altri imputati già condannati in abbreviato.

Secondo quanto ricostruito dalla Dda, “Angelo Zaccariello si è reso responsabile di un episodio estorsivo ai danni di un imprenditore del settore del pellame per conto di Nicola Garofano che sfociò nella gambizzazione dell’imprenditore dell’agro aversano; Gabriele Salvatore alias o spagnuol, insieme a Nicola Sergio Kader aveva partecipato a una estorsione ai danni di un imprenditore; Vincenzo Simonelli partecipava al clan raccogliendo i proventi estorsivi da Giosuè Fioretto consegnandoli ai Bidognetti; i fratelli Corvino con Francesco Cerullo partecipavano al clan come soci del sodalizio nelle imprese funerarie a loro riconducibili imponendo il monopolio per la gestione dei funerali e versando nelle mani di Vincenzo D’Angelo i proventi derivanti dalla società occulta per il sostentamento diretto della famiglia Bidognetti; Biagio Francescone si occupava di eseguire le direttive impartite da Giovanni Della Corte agli imprenditori estorti svolgendo un ruolo da consulente e più di una volte si è fatto portavoce delle minacce di Della Corte; a Spada è contestata una estorsione in concorso Giosuè Fioretto e Giovanni Stabile ai danni di due fratelli imprenditori nel settore dei metalli”.

Per la difesa di Francescone, invece, l'imputato sarebbe persona offesa che si sarebbe trovato a fronteggiare le pretese estorsive di due clan. A riscontro di questa tesi i periti del Tribunale hanno riscontrato diverse discrasie in ordine al contenuto delle intercettazioni.

Sono finiti sotto processo Angelo Zaccariello, Gabriele Salvatore alias o spagnuol, Ernesto Corvino, Giovanni Corvino, Giuseppe Spada o zingar, Biagio Francescone, Vincenzo Simonelli alias papele. Agli indagati oltre al reato associativo, sono stati contestati reati fine quali estorsioni in danno di numerosi operatori commerciali (al fine di piegarne la volontà, un imprenditore sarebbe stato attinto alle gambe da colpi d’arma da fuoco), traffico di sostanze stupefacenti e contestuale controllo dell’attività di cessione di droga realizzato da terzi soggetti, che sarebbero stati costretti a versare denaro a esponenti del clan per garantirsi la gestione delle piazze di spaccio secondo quanto ricostruito dai magistrati antimafia partenopei Maurizio Giordano, Graziella Arlomede, Vincenzo Ranieri, Fabrizio Vanorio.

Si torna in aula nel mese di febbraio per il controesame dell’ufficiale dell’Arma da parte dei legali degli imputati. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Tammaro Diana, Ciro Della Torre, Domenico Della Gatta, Alfonso Quarto, Pasquale Diana, Umberto Costanzo, Claudio Sgambato, Cristian Aniello

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