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Gli arresti della Guardia di Finanza

Gli arresti della Guardia di Finanza

False fatture, torna libero "professionista del riciclaggio"

Revocata la misura cautelare degli arresti domiciliari per Vincenzo Cacciapuoti coinvolto nell'inchiesta della Finanza "Restore"

Revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari per Vincenzo Cacciapuoti, 43 anni di Frignano, coinvolto nella maxi inchiesta disposta dalla Procura di Napoli Nord e condotta dai finanzieri del gruppo di Aversa per emissione di fatture false e riciclaggio. Il Tribunale di Napoli Nord ha disposto la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari nei suoi confronti accogliendo l'istanza dall'avvocato Ferdinando Letizia.

Il 43enne è accusato di associazione a delinquere finalizzata all'emissione di fatture per operazioni inesistenti per un importo di circa 90 milioni di euro e per riciclaggio della cospicua somma. La complessa attività investigativa - che aveva portato a 34 arresti nel marzo dello scorso anno nell'ambito dell'operazione "Restore" - aveva permesso di smascherare due distinti gruppi criminali (composti da persone di Frignano, Villa di Briano, Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, San Marcellino e Casaluce) che avrebbero costituito le due consorterie con basi logistiche nell'Agro Aversano specializzate nella sistematica emissione di fatture per operazioni inesistenti relative alla fornitura di materiale edile, nel riciclaggio e reimpiego in attività economiche dei connessi proventi illeciti derivanti dall'attività criminale utilizzando a tale scopo un gruppo di società cartiere intestate a compiacenti prestanome ed altre società create al solo scopo di far circolare e riciclare i relativi flussi finanziari.

Le sei "società cartiera" individuate dai baschi verdi con sede nelle province di Lucca, Roma e Caserta emisero fatture per operazioni inesistenti per oltre 100 milioni di euro a favore di 643 imprese beneficiarie della  frode ed operanti nel settore edile. Tali società per simulare l'effettività delle operazioni commerciali pagavano il corrispettivo tramite bonifici bancari alle società cartiere riconducibili ai promotori delle due associazioni criminali che di contro, emettevano le false fatture di vendita. Successivamente le cartiere riemettevano le intere somme ricevute sui conti correnti intestati ad altre ditte/società di comodo le quali le trasferivano ulteriormente mediante operazioni di giroconto e ricariche postepay ai numerosi addetti alle operazioni di prelievo. Tutto il contante prelevato veniva consegnato a dei veri e propri capi squadra del riciclaggio.

Tali promotori trattenuta la percentuale di guadagno per il servizio reso che andava dal 12 al 22% dell'imponibile delle fatture emesse, restituivano in contanti la restante parte agli imprenditori che avevano disposto i bonifici iniziali. Attraverso questo sistema fraudolento le società beneficiarie ed utilizzatrici delle fatture false hanno usufruito degli indebiti risparmi d'imposta derivanti dalla contabilizzazione dei costi fittizi nonché della relativa Iva al credito potendo disporre poi di fondi neri costituiti dal denaro liquido per la parte a loro restituita in maniera non tracciata.

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