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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca Aversa

Mazzette per i permessi, dirigente annulla Scia per 'nuovo' abuso ma il Tar lo bacchetta

Il cantiere in viale Olimpico sequestrato dalla polizia municipale il 20 marzo. Nel giorno degli arresti i giudici accolgono il ricorso di Cecere: "Provvedimento tardivo"

Spunta un nuovo 'abuso', stavolta in viale Olimpico ad Aversa. Protagonista è ancora una volta la Cecere Development, di cui è titolare Nunzio Yari Cecere, arrestato ieri insieme al dirigente comunale Raffaele Serpico nell'ambito dell'inchiesta sulle mazzette per alterare le pratiche e consentire aumenti di volumetria superiore a quelli previsti dal "piano casa" regionale. 

La vicenda riguarda un permesso a costruire rilasciato nel dicembre del 2021. L'8 marzo 2024 il dirigente Serpico ha annullato la Scia per alcune difformità tra cui "una maggiore altezza del fabbricato realizzato pari a 14,60 metri anziché a  13,42 metri come indicato negli elaborati grafici; un volume edificato maggiore di 891,25 mc rispetto a quello indicato negli elaborati di mc 2.866,24 e, comunque, maggiore di 787,49 mc rispetto al massimo volume realizzabile di mc 2.970,00". Sulla scorta della nota del dirigente, il 20 marzo gli agenti della polizia municipale aversana sequestrano il cantiere, notificando il provvedimento dirigenziale anche al tecnico incaricato Raffaele Trusuolo (anche lui finito ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Napoli Nord). 

Il provvedimento di annullamento della Scia viene impugnato dinanzi al Tar. Ieri - giorno in cui sono state eseguite le misure dai carabinieri - l'ottava sezione di Palazzo de Londres (presidente Alessandro Tomassetti) ha accolto il ricorso della Cecere Development. Per i giudici, le censure relative al "contenuto tecnico del provvedimento nella parte in cui rileva le difformità tra quanto realizzato e quanto assentito" non sono accoglibili ma "l’ente locale avrebbe dovuto inviare alla parte ricorrente una rituale comunicazione di avvio del procedimento e tale non può essere considerato il preavviso di diniego - impugnato con ricorso principale - volto all’adozione dell’evidentemente tardivo (e di per sé illegittimo) provvedimento di non ‘accoglibilità’ della Scia". 

Inoltre, il Comune avrebbe dovuto "motivare in ordine alla prevalenza dell’interesse pubblico rispetto all’affidamento ingenerato nei privati che, come esposto in ricorso, hanno acquistato l’immobile confidando nella regolarità della Scia e hanno poi avviato il previsto intervento di demolizione e ricostruzione". 

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