Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Carinola

Gli trovano un cellulare nascosto nelle parti intime, detenuto aggredisce due agenti

Come denuncia il Sappe, poche ore dopo un altro prigioniero da colpito un poliziotto con una testata

Due aggressioni in poche ore nel carcere di Carinola. A denunciarlo il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe. Nel primo caso un prigioniero ha colpito con oggetti rudimentali due agenti per avergli sequestrato un cellulare che nascondeva nelle parti intime, trovato durante una perquisizione ordinaria. Il secondo episodio, invece, un ispettore si è beccato una testata al volto da un altro detenuto.

“Ancora una volta emerge evidente come le carceri campane stiano vivendo ormai da tempo momenti di grande difficoltà nella gestione dei detenuti. Sono continue le aggressioni al Personale che si verificano senza che vi sia un intervento da parte degli organi superiori. La gestione e movimentazione dei detenuti protagonisti di aggressioni ci lascia alquanto perplessi, in quanto non sempre vengono applicate repentinamente le normative ministeriale che prevedono il trasferimento immediato del detenuto che si rende protagonista di aggressioni nei confronti del personale”, evidenzia la segretaria regionale del Sappe della Campania Tiziana Guacci.

Per Donato Capece, segretario generale del SAPPE, “quel che è accaduto, di una violenza inaccettabile. Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari della Campania, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. È necessaria una svolta legislativa, che inasprisca la normativa in atto verso chi aggredisce personale di Polizia: ed è del tutto evidente che in presenza di fenomeni particolarmente aggressivi sul piano criminale, fortemente radicati sul territorio e assai diffusi nelle carceri, la risposta dello Stato non può essere blanda o inefficace, perché queste aggressioni sono anche le conseguenze di una politica penitenziaria che invece di punire, sia sotto il profilo disciplinare che penale, i detenuti violenti, non ha assunto severi ma giusti provvedimenti, necessari anche per scoraggiare pericolosi effetti emulativi”.

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