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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Cronaca Casal di Principe

Annullata la confisca delle ville del killer Setola

Gli immobili restano nella disponibilità dei familiari del boss che non li avevano mai lasciati

Sequestro illegittimo e le ville rimangono nella disponibilità dei familiari del boss Giuseppe Setola. E’ quanto deciso dal giudice dell’esecuzione Gianluigi Visco del tribunale di Napoli chiamato a decidere sulla confisca dei due immobili, riconducibili al sanguinario killer dei Casalesi, dopo che i giudici sammaritani si dichiararono incompetenti disponendo la trasmissione degli atti al tribunale partenopeo.

Per il giudice dell’esecuzione partenopeo “deve dichiararsi la sopravvenuta inefficacia del provvedimento di sequestro adottato dalla Corte di Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere considerando che la richiesta di confisca dei beni è stata formulata da un soggetto non legittimato a proporla e quindi in difetto delle condizioni di legge”, si legge nelle motivazioni. Il 15 novembre 2023 i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, coordinati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, emesso dalla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere, di due beni immobili a Casal di Principe, riconducibili al capo dell'ala stragista del clan, il cui acquisto, si ritiene, sia avvenuto, reimpiegando il denaro derivante dalle attività criminali poste in essere da Setola. Tale provvedimento patrimoniale è stato emesso dalla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere, in seguito alla condanna definitiva all'ergastolo per Setola in relazione al duplice omicidio di Nicola Baldascino e Antonio Pompa, consumatosi il 31 ottobre 1997 in piazza Croce a Casal di Principe. Delitto di sangue avvenuto nell'ambito di una faida interna al clan dei Casalesi ed eseguito da Giuseppe Setola su ordine di Francesco Bidognetti, che freddò i due affiliati al clan rivale con dei colpi di pistola calibro 9X21.

Si tratta di due ville prospicienti in via Fellini a Casal di Principe di cui una di 340 metri quadrati suddivisa su due livelli arredata in stile Scarface - tra mobili di pregio e vasca idromassaggio in marmo - ed occupata dalla figlia di Giuseppe Setola e Stefania Martinelli (ex moglie di Setola), Rosaria Setola, di 25 anni, e dalla suocera di Setola, Rosa Martino di 80 anni. L'altra villa è di 150 metri quadrati rifinita ma non abitata e dagli accertamenti dei carabinieri grazie alle immagini satellitari, è risultata essere stata costruita in soli 9 mesi. I due beni immobili sono risultati essere abusivi e sfuggiti dal computo dei beni sequestrati a Giuseppe Setola all'esito di una misura di prevenzione patrimoniale emessa nel gennaio 2009.

Le indagini dei carabinieri sono state avviate grazie ad un sostanziale errore economico nella trascrizione di un documento da parte delle occupanti temporanee dei beni immobili in merito alla loro capacità contributiva/reddituale allo stato odierno e all'epoca, nel 1997, dell'acquisto dei terreni presumibilmente edificabili dove sono state poi state realizzate le ville. Il sospetto degli inquirenti è nato per uno zero in più in una dichiarazione reddituale non giustificata dalla situazione patrimoniale delle intestatarie fittizie dei beni. Altresì dalle manovre elusive di distrazione del patrimonio 'occulto' grazie al quale è stato possibile la realizzazione degli immobili. Gli investigatori sono partiti dalla mole di documenti patrimoniali e reddituali dei familiari del killer di Casalesi fornito dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalla Direzione Nazionale Antimafia. Dallo spulcio di documenti e grazie all'errore economico materiale sono riusciti a risalire alla riconducibilità fittizia delle intestatarie (al vaglio della Dda l'iscrizione nel registro degli indagati per intestazione fittizia di beni con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa) ed al reimpiego illecito dei proventi del clan nell'acquisto dei beni.

All’attenzione della Corte è stata posta l’istanza di applicazione definitiva della confisca. La Corte in relazione avanzata dal sostituto Procuratore Antonio D’Amato si è focalizzata sulla questione della competenza del giudice dell’esecuzione. Secondo il disposto normativo tale competenza deve essere fissata sulla base della sentenza divenuta irrevocabile per ultima. L’Assise sammaritana ha ritenuto di essere incompetente trasmettendo gli atti al tribunale di Napoli. All’esito della pronuncia del giudice Visco i beni sono stati restituiti ai familiari di Setola, assistiti dagli avvocati Paolo Di Furia e Mario Griffo, che di fatto non hanno mai lasciato gli immobili oggetto di sequestro.

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