rotate-mobile
Cronaca Casal di Principe

Ascesa e caduta di Sandokan, chi è il capo dei Casalesi diventato collaboratore di giustizia

Dagli inizi nella "Nuova Famiglia" di Bardellino alla leadership del clan: ha avviato le infiltrazioni nell'economia legale e nella politica

È stato per anni il vertice indiscusso del clan dei Casalesi, organizzazione criminali tra le più potenti d'Italia con radici a Casal di Principe, in provincia di Caserta. Francesco Schiavone, detto Sandokan per una vaga somiglianza con l'attore Kabir Bedi, ha deciso di pentirsi e di collaborare con la giustizia, a 70 anni e dopo 26 anni di detenzione in carcere, molti dei quali trascorsi in regime di 41 bis.

La sua carriera criminale inizia prestissimo, a 18 anni il suo primo arresto per detenzione di armi. Negli anni '80 entra a far parte della "Nuova Famiglia" di Antonio Bardellino e Mario Iovine, in lotta con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Dopo l'omicidio di Bardellino, ucciso in Brasile nel 1988 in circostanze ancora oggi non chiare, diventa leader incontrastato del clan, avviando l'espansione e l'infiltrazione dei "Casalesi" nel mondo dell'imprenditoria e della politica locale, con forti interessi nel settore del traffico illecito di rifiuti.

Nel 1990 viene arrestato in un blitz a casa dell'allora vicesindaco di Casal di Principe. Il suo primo arresto da latitante, invece, avvenne in Francia, a Nizza, nel 1989, quando Schiavone era già ritenuto ai vertici dei Casalesi insieme a Iovine e Bidognetti. Scarcerato per decorrenza dei termini dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere in attesa dell'estradizione, Sandokan riprese la guida del clan dall'estero. Tornato in Italia, dopo un'assoluzione scontò un residuo di pena di appena 3 mesi di reclusione nel 1992, prima di scomparire dai radar dopo l'avvio della collaborazione da parte di suo cugino Carmine Schiavone, che si pentì nel 1993.

L'ultimo arresto risale all'11 luglio 1998, giorno in cui finisce la sua latitanza. Schiavone viene sorpreso all'interno di un rifugio nella sua Casal di Principe, in compagnia delle sue due figlie piccole. È tra gli imputati del maxi processo Spartacus, originato dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sul clan dei Casalesi e concluso con la condanna all'ergastolo per lui e per altri boss come Francesco Bidognetti e gli allora latitanti Antonio Iovine e Michele Zagaria.

Inizialmente detenuto nel carcere milanese di Opera, è stato successivamente trasferito a L'Aquila. Nel 2018 gli è stato diagnosticato un tumore. Oggi la notizia della sua decisione di collaborare con la giustizia, seguendo la strada già intrapresa dai figli Nicola (in carcere dal 2010, pentito dal 2018) e di Walter (collaboratore di giustizia dal 2021), e diventando così il secondo capoclan dei Casalesi a pentirsi dopo Antonio Iovine detto "o ninno", che ha iniziato a parlare con i giudici nel 2014.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ascesa e caduta di Sandokan, chi è il capo dei Casalesi diventato collaboratore di giustizia

CasertaNews è in caricamento