Scontro Saviano-Salvini sull’immigrazione: “Il destino del ministro è il carcere”

Lo scrittore accusa il leader leghista per il caso Open Arms

Salvini e Saviano

È ancora il tema dell’immigrazione ad aprire lo scontro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e l’autore di ‘Gomorra’ Roberto Saviano. Lo scrittore è andato all’attacco del leader leghista sul caso Open Arme, la nave dell’Ong spagnola ferma davanti Lampedusa in attesa di poter sbarcare i 134 migranti a bordo da oltre due settimane.

In un post su Facebook infatti lo scrittore definisce Salvini “bandito politico”, sottolineando come il suo destino sia “il carcere”. “Fino a quando vigerà la stupida e disumana politica dei “porti chiusi” - ricorda Saviano - non sarà possibile per l'Europa pensare a una nuova stagione politica in materia di immigrazione e, soprattutto, di integrazione”.

Poi Saviano passa all’attacco sul caso Open Arms e Salvini: “Mi auguro che oggi i 134 migranti ancora a bordo della #OpenArms possano finalmente sbarcare in Italia, mettendo fine alle conseguenze di questo ennesimo crimine subìto dai più deboli e indifesi che, dopo essere stati ostaggio dei banditi libici (travestiti da Guardia costiera e da noi finanziati), ora lo sono del bandito politico Matteo Salvini, il #MinistrodellaMalaVita che siede - speriamo ancora per poco - a capo del Viminale. Una tortura fine a se stessa, che non riesce nemmeno più a distrarre dalla irresponsabilità e da una conclamata incapacità politica”.

Infine il riferimento più duro al ministro dell’Interno: “Ma il destino di Matteo Salvini è il carcere, e questo lo sta capendo anche lui; basterà che si spengano le luci. Non sappiamo quando né come, ma si può scappare una volta, magari due, poi però arriva il momento in cui si dovrà rendere conto delle proprie nefandezze. Speriamo che almeno in quel momento sia in grado di mostrare un minimo di onore”.

Un lungo post che ha visto invece una secca replica di Salvini, che ha risposto su Twitter alle accuse di Saviano: “Il signor Saviano mi vuole vedere in galera. Che faccio amici, gli do retta e mi dimetto o tengo duro?”.

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