Praticanti avvocati nel limbo per il coronavirus: "Esami bloccati da dicembre senza correzioni"

La lettera di un aspirante legale al premier Conte. Le associazioni chiede "l'abilitazione de plano come sta avvenendo per altri professionisti". La patata bollente nelle mani di Bonafede

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Esami “congelati”, le associazioni di praticanti avvocati scrivono al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. A causa della pandemia da Covid-19, infatti, gli scritti per gli oltre 25 mila aspiranti avvocati di tutta Italia, non sono stati corretti. E probabilmente non lo saranno per molto altro tempo. Per questo, le due associazioni AIPAVV (Associazione Italiana Praticanti Avvocati) e UP (Unione Praticanti), hanno inviato una nota congiunta al Guardasigilli, che vuole lanciare un grido d’allarme per una categoria a tutt’oggi rimasta inascoltata. Abilitazione de plano all’ordine e, in subordine, ammissione all’orale di tutti i partecipanti alla prova scritta. Queste le richieste delle due associazioni. “Il Governo ha abilitato i laureati in Medicina – affermano i dirigenti AIPAVV e UP – in quanto si riteneva necessaria l'abilitazione immediata per il contrasto al virus. Ora addirittura vuole abilitare de plano anche odontoiatri, farmacisti, veterinari, tecnologi alimentari, commercialisti ed esperti contabili (art. 6, Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 22). In ragione di cosa? Di certo non della lotta al coronavirus, ma della crisi economica e della materiale impossibilità di procedere all'abilitazione di centinaia di migliaia di giovani con le modalità sinora utilizzate. Visto che ormai sono state date risposte a molte categorie professionali che nulla hanno a che vedere con l'emergenza sanitaria – proseguono gli aspiranti avvocati – riteniamo necessario e urgente dare risposte concrete ai praticanti avvocati di oggi e di domani. Naturalmente, ogni professione e ogni esame ha le sue peculiarità, che vanno rispettate, ma la celerità con la quale il Governo ha agito per i medici dimostra che, dove c’è la volontà, è possibile prendere decisioni in tempi brevi, cosa che per gli avvocati non sta accadendo. Orbene, se il Governo vuole bypassare l’obbligo costituzionale dell’art. 33 co. 5 Cost. abilitando de plano i giovani laureati all'esercizio delle professioni, quanto meno non violi il brocardo dell’uguaglianza sostanziale ex art. 3Cost.: l’abilitazione de plano a causa dell’emergenza coronavirus deve essere disposta per tutti i naturali destinatari dell’obbligo costituzionale di cui all’art. 33 Cost. e, dunque, anche per noi praticanti avvocati che abbiamo sostenuto l'esame nelle sessioni 2018 e 2019 e per coloro che devono sostenerlo nel 2020”. 

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La lettera del praticante avvocato casertano

Un aspirante avvocato casertano, Francesco Angelino di Sant'Arpino, ha poi inviato una lettera scritta di proprio pugno al Guardasigilli ed al premier Giuseppe Conte, per chiedere risposte in tempi certi sulla correzione degli elaborati. "Noi giovani praticanti - scrive - vorremmo solamente che i nostri sacrifici non venissero dispersi e soprattutto, pur nella difficoltà del momento, non venissero dimenticati gli sforzi che abbiamo profuso nel lungo periodo di formazione professionale, dove per prima cosa abbiamo imparato che il fine ultimo della nostra professione è quello di garantire i diritti dei Cittadini e di ogni essere umano in quanto tale, principi fondamentali previsti dalla nostra Carta Costituzionale. Negli anni scorsi appena iscritto all'Albo Praticanti, ho creato una pagina facebook, con l’intento di aggiornare colleghi ed amici sull’evoluzione normativa ed amministrativa che interessa i giovani che si avviano alla professione forense. Da allora ogni giorno ricevo decine di messaggi, e soprattutto a seguito dell'emergenza da Covid-19, tanti ragazzi, presi dall'ansia, puntualmente mi richiedono informazioni in riferimento all'esame di abilitazione. Al momento, tuttavia, non sono riuscito ad avere alcune notizia certa. Da quanto mi risulta i nostri elaborati dello scorso Dicembre, giacciono ancora presso il Palazzo di Giustizia di Napoli, e non è ancora fissata alcuna data di spedizione ai magistrati della Corte di Appello di Milano cui compete la correzione e di conseguenza l’eventuale ammissione alla prova orale. Gentile Presidente, Gentile Ministro, con questa mia missiva intendo recepire il grido d’allarme non solo dei quattromila praticanti avvocati, che hanno svolto l'esame di abilitazione presso i locali della Mostra d’Oltremare a Napoli, ma di tutti gli altri praticanti d'Italia, che in questa professione continuano a crederci e hanno riversano in esse tutte le proprie speranze, vedendo in essa la realizzazione di un obiettivo, di un sogno, di una speranza di costruire una Società più Giusta anche attraverso il nostro impegno".

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