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Positivi soli e senza assistenza: la Caritas distribuisce il pranzo

La rete del volontariato non va in quarantena e moltiplica i servizi per le persone in difficoltà

Non solo l'emergenza povertà. La Caritas diocesana di Caserta in occasione della prima domenica di Avvento ha donato un pasto caldo alle famiglie colpite dal Covid-19 rimaste senza assistenza e ai clochard che oggi, più che mai, hanno bisogno di un aiuto tempestivo.

"Con le dovute cautele e nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza, abbiamo donato altri 70 pasti completi (formati da un primo e un secondo) frutto dell'amore di volontari, associazioni e attività commerciali che hanno contribuito a garantire un servizio essenziale ai più bisognosi - fanno sapere dalla Caritas - L'emergenza coronavirus è anche e soprattutto povertà, paura, solitudine. E noi della Caritas diocesana di Caserta vogliamo combattere questa 'battaglia' come sempre abbiamo fatto: tutti insieme! Nessuno si salva da solo, solo tutti insieme possiamo continuare a fare la differenza nel contrasto a questa subdola emergenza".

Intanto, un vero e proprio piano di interventi per questa seconda emergenza è stato deciso e messo in opera dalla Caritas diocesana di Caserta, un piano di battaglia contro la pandemia, la povertà, la solitudine. L’emergenza legata alla diffusione del Covid oltre che sanitaria, sta diventando sociale. "Non c’è quarantena per la solidarietà", ha affermato don Antonello, Vicario della carità per la diocesi di Caserta, nel presentarlo. "Pur con le cautele del caso e con la prudenza necessaria non possono venir meno i servizi essenziali a favore dei poveri. Attraverso i centri di ascolto siamo chiamati a dare un segno di speranza e di conforto a tante persone che si trovano in situazioni di difficoltà e di sofferenza". 

Come annunciato, tutti i 51 centri di ascolto della Caritas esistenti nelle varie parrocchie, con le dovute cautele e nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza, sono rimasti aperti per cercare di portare aiuto alle persone in difficoltà e dove ciò non è stato possibile è stato il centro di ascolto della Caritas diocesana a subentrare ed intervenire. Per i bisognosi è bastato rivolgersi in sede oppure contattare i numeri telefonici diffusi per inoltrare le loro richieste. E come nel primo lockdown oltre ai volontari sempre attivi, molte sono state le risposte all’appello del vicario della carità: medici specialisti si sono messi a disposizione per consulti telefonici, infermieri per assistere i contagiati in isolamento, psicologi per ascoltare le persone provate dall’isolamento. “Il grido dei poveri deve sempre trovare il popolo di Dio in prima linea”, ha continuato don Antonello. E così sono state lanciate proposte varie: quella della raccolta straordinaria di generi alimentari presso le parrocchie, per integrare le forniture del Banco delle opere di carità o quella del “carrello sospeso” presso i supermercati o ancora del “farmaco sospeso” presso le farmacie.

La pandemia ha creato tanti nuovi poveri e le richieste che arrivano ai centri di ascolto sono sempre più numerose! E il Natale è alle porte! Se poi qualcuno volesse recarsi verso le sei del pomeriggio presso la stazione di Caserta, potrebbe incontrare i volontari Caritas che in collaborazione con l’associazione San Pio, distribuiscono ai senza fissa dimora un pasto caldo e un sacchetto da asporto, con altro cibo e prodotti per l’ igiene personale, importantissimi in questo periodo di pandemia. Ma l’assistenza a questi ultimi fra gli ultimi non si ferma qui: è in corso il loro censimento per sottoporli al tampone nasofaringeo al fine di accertare l’eventuale positività alla malattia imperante.

In caso di positività si provvederà ad alloggiare il malato in luogo protetto per affidarlo al servizio pubblico di assistenza sanitaria. Grazie infine alla generosità di alcuni ristoranti casertani e alla collaborazione con l’associazione Angeli è stato possibile fornire pasti anche ad ammalati di Covid confinati nel proprio domicilio che non possono essere assistiti dai propri parenti. Né sono stati dimenticati gli immigrati, anche per loro i tempi sono particolarmente difficili : una grande sacca di povertà si sta creando, specialmente tra i braccianti agricoli rimasti senza lavoro.

Sempre in collaborazione con la Prefettura anche nei loro riguardi l’assistenza non si è mai interrotta : uno sportello aperto, dei numeri telefonici di collegamento, distribuzione di Kit sanitari e continue indicazioni su come fare distanziamento. Il virus passerà, ma oltre alle cicatrici che segneranno l’animo di molti, potrà lasciare anche il ricordo di una solidarietà non solo annunciata, ma praticata, di una prontezza alla reciprocità, la coscienza che pur lontani viviamo le stesse emozioni e siamo quindi più vicini che in altri tempi? In questo caso ci renderà sicuramente migliori.

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