Parco Maria Carolina ai privati, gli ambientalisti furiosi: "Non toccate il verde"

Italia Nostra, Wwf e Lipu Caserta chiedono al sindaco Marino di conservare la gestione diretta del bene a due passi dalla Reggia

Parco Maria Carolina

Non si placano le proteste di associazioni e comitati contro la scelta del Comune di Caserta di affidare la gestione del Parco Maria Carolina ai privati. Dalla determina firmata dal dirigente Franco Biondi si evince chiaramente come il Comune sia alla ricerca di un soggetto in grado di realizzare, a proprie spese, un progetto di riconversione funzionale del bene a due passi dalla Reggia. Ed è proprio questo a far suscitare le polemiche da parte delle associazioni ambientaliste Italia Nostra, Wwf e Lipu Caserta, che hanno chiesto al sindaco Carlo Marino di "conservare la gestione diretta dell'area a verde (come previsto dal progetto originario finanziato con soldi pubblici), concedendone l'uso occasionale e limitato per eventi sportivi e culturali a recupero delle spese di gestione".

Le associazioni ambientaliste denunciano "il rischio elevato che Parco Maria Carolina, nonostante la sua destinazione a verde pubblico, possa divenire il luogo di parchi giochi, mercatini, giostre e qualunque altra amenità economicamente favorevole e quindi perdere la sua principale funzione sociale e ambientale". Inoltre "l’area non è attrezzata adeguatamente per accogliere il pubblico visto che non possiede nemmeno i servizi igienici". Secondo gli ambientalisti casertani "la manifestazione d'interesse publicata dal Comune pone eccessiva attenzione alla realizzazione di attrazioni turistiche e commerciali piuttosto che agli aspetti naturalistici, paesaggistici e alla funzione ambientale e ricreativa propria delle aree verdi (tant’è che non si parla mai né di riqualificazione del verde né di nuovi impianti). Questa attenzione è confermata dal fatto che l’affidatario può porre in essere qualsiasi attività economica compatibile”.  

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"Esempi di mala gestione di parchi pubblici affidati a privati sono stati fallimentari per la inadeguata sorveglianza pubblica (vedi villetta Giaquinto, prima del suo abbandono, dove il gestore addirittura faceva scorrazzare mezzi a motore e non effettuava nessun lavoro di manutenzione). Tale avviso denota l’assenza di qualsiasi pianificazione della gestione del verde pubblico nell'ambito di una visione d'insieme", concludono le associazioni Italia Nostra, Wwf e Lipu Caserta.

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