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Attualità Casal di Principe

"Io e Sandokan", la cronista Marilena Natale presenta il suo libro nella villa confiscata ai Casalesi

All'evento la presidente della commissione Antimafia Colosimo e l'ex procuratore Federico Cafiero de Raho

"In questo libro c'è la storia della camorra, ma c'è anche l'amore che l'ha sconfitta": lo ha detto Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, oggi a Casal di Principe per la presentazione del libro "Io e Sandokan" scritto dalla cronista "di strada" Marilena Natale, consulente della stessa Commissione.

L'evento si è tenuto nella villa che apparteneva al clan dei Casalesi, diventata tristemente nota con il nome di "villa Scarface" e restituita alla comunità dopo essere stata ribattezzata "villa liberazione". Colosimo, nel corso del suo intervento, ha sottolineato che a Casale "molte cose sono cambiate", ma anche che quanto finora fatto "non è abbastanza". "E me ne prendo la responsabilità, - ha continuato - altrimenti faremmo un danno a Casal di Principe e ai casalesi perbene".

I proventi dei diritti di autore andranno all'associazione "La terra dei Cuori". Presente anche il vice presidente della Commissione, l'ex procuratore della Dna Federico Cafiero de Raho, che ha curato la prefazione del volume, che ha definito "Io e Sandokan" un libro "di resistenza, di reazione, di rivoluzione culturale". "La forza di Marilena e del libro - ha aggiunto - è quella di dare la possibilità di contribuire affinché questa comunità diventi veramente libera" perché "insegna a tenere la testa alta davanti ai camorristi".

"E' un atto di amore per la mia terra libera - ha confermato l'autrice, che proprio per le minacce del clan vive da anni sotto scorta - ma c'è ancora tanto da fare. Oggi - ha ammesso - c'è gente che mi accetta, posso venire qui a prendere un caffè senza essere attaccata, c'è chi mi aiuta a combattere, gente che prima non c'era".

Natale ha poi ricordato però che "i rifiuti tossici sono ancora qui, a Casale" dove "la camorra che ha smesso di sparare uccide ancora: voi non sapete cosa significa - ha detto infine la cronista - vedere una bara bianca di 60 centimetri dove c'è un bimbo che è passato dal latte della mamma alla chemioterapia".

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