Caserta chiede giustizia per George Floyd: domenica il flash mob davanti la Reggia

L'iniziativa lanciata sui social da Francesca Tortora: "Non è tollerabile che un omicidio sia commesso da chi dovrebbe tutelarci"

Verità e giustizia per George Floyd. Arriva anche a Caserta l’onda lunga del movimento spontaneo #BlackLivesMatter che pretende dagli Stati Uniti un accertamento severo delle responsabilità e una pena esemplare, qualora fosse accertata, come appare, la violenza letale nei confronti nell’afro-americano, morto per mano della polizia di Minneapolis. La vicenda giudiziaria è alla battute iniziali, i quattro agenti coinvolti sono stati arrestati, per uno di loro è stata formulata l’accusa di omicidio volontario, ma la protesta non accenna a placarsi; anzi, si sta riverberando in tutto il mondo, dove si moltiplicano i comitati e le manifestazioni di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su temi delicati che afferiscono alla libertà e alla democrazia.

Domenica 14 giugno, alle 18, davanti la Reggia di Caserta, in piazza Carlo III, si terrà un flash mob in memoria di Floyd. Il raduno è fissato alle 17,30. Sarà un evento pacifico, solidale, aperto a tutti, anche alle famiglie, per invocare l’impegno delle istituzioni contro ogni forma di discriminazione. Non è una manifestazione politica né un’occasione per sfogare la rabbia: su questo gli organizzatori sono categorici. I partecipanti, a cui sarà richiesto di indossare le mascherine e di rispettare il distanziamento sociale, si limiteranno a osservare 8 minuti e 46 secondi di silenzio, tanto quanto è durata l’agonia di George. Poi, seguirà un breve intervento musicale di Kinane Abell, cantante blues di origine marocchine che vive da più di trent’anni in Italia. Al sit-in sarà possibile portare un palloncino, un foulard o un nastro nero, sia in segno di lutto e sia perché il nero riporta al colore della pelle per la quale ancora oggi si può morire.

Il flash mob è stato lanciato sui social da Francesca Tortora: non un personaggio pubblico, bensì una giovane donna rimasta inorridita dalle immagini della fine di Floyd rimbalzate su tutti i Tg del pianeta. "L’idea – rivela Francesca – mi è nata dopo una notte e un giorno passati a pensare a quanto fosse surreale e assurdo ciò che era accaduto a George, io ormai lo chiamo per nome, come se l’avessi conosciuto. Ho letto su di lui, ho seguito dirette, ascoltato esperti alla ricerca di qualcosa di logico in questa storia, che non ho trovato, perché nessuna morte lo è. Non è tollerabile, non è ammissibile che un omicidio sia commesso da chi dovrebbe tutelarci, da un uomo della Stato. E perché? – si chiede Francesca – Perché la vittima era un uomo di colore? Quindi, per odio razziale?". 

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Perché, a quanto pare, questo sarebbe il movente. Un uomo grande e grosso, per nulla aggressivo, disarmato, tenuto a terra sofferente, che tra le lacrime e con un filo di voce invocava, addirittura con educazione, di lasciarlo perché non riusciva a respirare: “Please, man. I can't breathe!”. E questo accadeva nell’indifferenza dei passanti e senza che nessun collega di quel poliziotto intervenisse in suo aiuto. "E, allora, vogliamo giustizia, affinché la sua morte un resti non sacrificio inutile; non solo in America, ma ovunque, pure in Italia, dove tanti immigrati subiscono ingiustizie. Ringrazio – conclude Francesca – tutti coloro che domenica saranno in piazza con me".

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