Firema, ultimatum dei sindacati al prefetto: "Vogliamo un tavolo nazionale"

Gli operai scendono ancora una volta in piazza per chiedere di accedere alla pensione anticipata dopo l'indennizzo riconosciuto per l'esposizione all'amianto. Coppola (Cgil): "Lo Stato ci ha carcerato in azienda"

Sindacati e operai protestano fuori il palazzo della Prefettura a Caserta

Diritto alla pensione anticipata negato ai lavoratori della Titagarh Firema Caserta. Questa mattina i sindacati CgilCisl e Uil di Caserta (e le categorie Fiom, Film e Uilm) sono scesi nuovamente in piazza ed hanno rappresentato ancora una volta al prefetto Raffaele Ruberto l’insostenibilità della situazione che vivono gli operai ormai da mesi. 

"C'è un riconoscimento negato dallo Stato che ci mette in condizione di restare carcerati in azienda pur avendo i requisiti per andare in pensione - ha sottolineato Matteo Coppola, segretario generale della Cgil di Caserta - I lavoratori hanno diritto a benefici previdenziali in quanto esposti all’amianto. Questi benefici previdenziali sono stati riconosciuti singolarmente ai lavoratori (sull'estratto contributivo) ma gli è ancora impedito di andare in pensione. La Cgil ha ribadito l’esigenza di proseguire e sollecitare il confronto con il Ministero del Lavoro al fine di trovare soluzioni veloci per consentire il rispetto delle leggi in Italia". 

"Questi lavoratori combattono contro una malattia invisibile - ha aggiunto il segretario generale della Cgil di Caserta - In questi anni centinaia di lavoratori sono morti per tumore; e combattono contro la crisi economica perché in cassa integrazione nonostante il diritto alla pensione: sono due volte beffati dallo Stato. Se non arriverà la convocazione nazionale i lavoratori e le organizzazioni sindacali scenderanno in piazza per rivendicare tutti i loro diritti".

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Sulla stessa lunghezza d'onda anche Benedetto Razzano (delegato Fiom Caserta ex Firema) e Francesco Percuoco (segretario generale Fiom Caserta) che hanno dichiarato: "C'è una responsabilità evidente del Governo. Ci sono persone che hanno 45 anni di contributi e che non possono accedere alla pensione, per di più stiamo soffrendo la cassa integrazione in azienda. E' davvero una beffa grandissima".

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