Da lunedì si torna in chiesa: termoscanner e posti ridotti del 75%

Le parrocchie riaprono ai fedeli dopo un lockdown di oltre 2 mesi. Don Sergio Adimari: "Comunione da posto e rilevamento della temperatura all'ingresso". Don Biagio Saiano e don Antonello Giannotti: "Faremo leva sul senso di responsabilità di tutti"

Le chiese riaprono ai fedeli dopo un lockdown durato più di 2 mesi. Da lunedì 18 maggio 2020, in provincia di Caserta come nel resto d'Italia, si potrà tornare a messa, ma disciplinati da un rigido protocollo, frutto dell'intesa siglata il 7 maggio a Palazzo Chigi dal premier Giuseppe Conte, dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei). Distanza di "almeno un metro frontale e laterale" tra i fedeli, posti a sedere ridotti del 75%, locali costantemente sanificati e areati, segno della pace omesso per evitare contatti, obbligo di indossare la mascherina, obbligo per il sacerdote di indossare la mascherina e igienizzarsi le mani prima di impartire la Comunione: sono queste alcune delle regole fondamentali da rispettare per le messe ai tempi del Covid-19. Inoltre non dovranno accedere in chiesa coloro i quali sono consapevoli di presentare sintomi influenzali o una temperatura pari o superiore a 37,5°. Su quest'ultimo punto c'è chi, tra i parroci casertani, ha deciso di attrezzarsi con termoscanner da utilizzare all'ingresso delle chiese e chi invece ha fatto appello al buon senso dei fedeli. Sulla riapertura delle chiese ai fedeli e sulle regole anti contagio stabilite all'interno del protocollo siglato da Cei e Governo, Casertanews ha ascoltato le impressioni, le preoccupazioni e i pareri di alcuni parroci casertani.

Don Sergio Adimari: "Termoscanner all'entrata e Comunione da posto"

"Le misure concordate da Cei e Governo per la riapertura delle chiese sono fattibili. Se rispettiamo il distanziamento interpersonale sicuramente la chiesa non diventerà un focolaio di contagio", ha dichiarato a Casertanews don Sergio Adimari parroco della chiesa di 'San Bartolomeo Apostolo' sita nella zona parco Cerasola a Caserta.

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Ma veniamo ai dettagli organizzativi in materia di contenimento del contagio da Covid-19, che il parroco della chiesa di 'San Bartolomeo Apostolo' di Caserta applicherà da lunedì 18 maggio, coadiuvato dai volontari della parrocchia. "Abbiamo predisposto un solo punto di ingresso ed una sola uscita dalla chiesa - ha spiegato don Sergio Adimari - Inoltre all'ingresso i volontari rileveranno attraverso termoscanner la temperatura dei fedeli. Per quanto riguarda invece il distanziamento interpersonale abbiamo ridotto la capienza a non più di 80 posti a sedere sui circa 320 totali. Infine, per quel che riguarda la Comunione, i fedeli la riceveranno dai propri banchi senza spostarsi". "La paura è stata tanta e ci ha fatto riflettere - ha aggiunto don Sergio Adimari - Questa pandemia ci ha insegnato a dare maggiore importanza ai rapporti interpersonali. Così come che la vita liturgica è un aspetto essenziale per la vita di tutti. Mi auguro che tutto riprenda con serenità, che attraverso uno stile di vita più attento e l'avanzamento della ricerca farmaceutica in materia di Covid-19 ci faccia tornare alla normalità".

Poi lo sguardo è rivolto verso la crisi economico-sociale scatenata dalla pandemia da coronavirus, che ha visto e vede tutt'oggi le chiese impegnate in prima linea a sostegno degli indigenti. "Anche se con tutte le relative cautele è importante ripartire - ha sottolineato don Sergio - La gente ha bisogno di lavorare. A causa di questa pandemia le persone bisognose d'aiuto sono aumentate e va detto che anche se l'azione liturgica è stata sospesa per oltre 2 mesi, non è stata invece sospesa l'attività caritativa. E questo grazie soprattutto ai volontari, alle persone che in diverso modo contribuiscono alla sua azione, presente sia a livello parrocchiale che diocesano, ai vari gruppi presenti in parrocchia che in questo periodo hanno sostenuto le iniziative caritative del territorio. Grazie pure al coordinamento tra le varie parrocchie ad opera del direttore della Caritas diocesana di Caserta don Antonello Giannotti che ha incoraggiato i parroci e i volontari a fare quanto più era nelle proprie possibilità. E naturalmente grazie anche ai comunicati del Vescovo che ci incoraggiava a stare vicino a tutte le persone con ogni mezzo".

Don Biagio Saiano: "No a termoscanner all'ingresso, faccio leva sul senso di responsabilità dei fedeli"

"Il nostro non è un esercizio commerciale dove possiamo dire chi deve entrare e chi no, dunque non rileveremo la temperatura col termoscanner. Faremo semplicemente leva sul senso di responsabilità dei fedeli", ha spiegato a Casertanews don Biagio Saiano, sacerdote della parrocchia 'Santo Stefano Protomartire' di Tuoro (frazione di Caserta) e della parrocchia 'Maria Santissima del Carmine e San Giovanni Bosco' sita in zona parco Aranci a Caserta.

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Per quanto riguarda il distanziamento interpersonale, abbiamo ridotto a circa 40 posti a sedere (su oltre 100 totali) la capienza della chiesa di Tuoro e a circa 135 (sui circa 600 totali) quella sita in zona parco Aranci", aggiunge don Biagio Saiano. Poi sul rigido protocollo che disciplinerà la riapertura delle chiese ai fedeli: "Non è il momento per dedicarci a fanatismi o a critiche rispetto agli accordi tra Cei e Governo - ha affermato - Dobbiamo assumere un atteggiamento conciliante, dobbiamo in questo periodo più che mai trasmettere fiducia ai fedeli".

Don Antonello Giannotti: "Ad ogni messa 10 volontari per vigilare affinchè le regole vengano rispettate"

Sulla questione termoscanner all'ingresso delle chiese anche don Antonello Giannotti, parroco della chiesa del 'Buon Pastore' di Caserta, concorda con don Biagio Saiano. "Faccio appello alla responsabilità, al buon senso dei fedeli dai quali mi aspetto una puntuale e fattiva collaborazione - ha dichiarato don Antonello Giannotti, contattato da Casertanews - E' fondamentale rispettare tutte le regole stabilite dal protocollo firmato dalla Cei e dal Governo, e ad ogni messa ci saranno 10 volontari della parrocchia a vigilare affinchè ciò avvenga. Inoltre per far sì che ci sia l'adeguato distanziamento interpersonale abbiamo ridotto la capienza della parrocchia del 75%: all'interno ci saranno solo 200 posti a sedere sugli 800 totali e all'esterno, sul sagrato, ci saranno ulteriori 260 posti pronti ad accogliere i fedeli".

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"Sono fiducioso per questa 'fase 2' dell'emergenza - ha concluso don Antonello - Bisogna chiaramente accettare il nuovo stile di vita e anche di fede".

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