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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Attualità Santa Maria Capua Vetere

"Il Covid in carcere rischia di sfuggire di mano"

Vergale (Sappe): "Agenti costretti a 12-13 ore di lavoro senza la sicurezza necessaria"

“Il carcere di Santa Maria Capua Vetere, dopo i presunti pestaggi, sembra essere ormai abbandonato a se stesso, anche nella gestione della pandemia”. Lo dichiara Michele Vergale, dirigente nazionale del Sippe, Sindacato Polizia Penitenziaria, il quale, per le sue continue denunce a tutela degli agenti, subirebbe anche continue condotte anti-sindacali già segnalate alle competenti autorità.

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Vergale non intende fermarsi e chiede un cambio dei vertici del carcere per la cattiva gestione della pandemia Covid-19 che, a quanto pare, avrebbe fatto registrare casi di positività tra i detenuti e agenti. “Il personale - afferma Vergale - sembrerebbe operare senza i previsti dispositivi di protezione individuale richiesti dalla legge e ciò - dichiara il sindacalista - contribuirebbe ad aumentare il contagio. Inoltre, a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, non sembra esistere neanche una scheda informativa con indicazioni e comportamenti corretti da tenere. Il personale ha paura di essere contagiato e il livello di assenze sembra essere destinato ad aumentare se il Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) ed il Prap Campania non assumeranno le dovute decisioni, invitando Comandante e Direttore del Carcere, in qualità di dirigenti, ad adottare delle strategie e dialogare soprattutto con i sindacati senza invece considerarli una minaccia. È inammissibile - conclude Vergale - costringere i poliziotti a lavorare 12/13 ore per sopperire ad una gestione fallimentare più volte denunciata dal nostro sindacato. È necessario intervenire prima che la situazione sfugga di mano”.

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