Il biodigestore "trasloca" in una cava: 44mila euro al professionista per lo studio

Pubblicata la determina con cui è stato affidato l'incarico. Ciontoli: "Ancora una decisione in solitudine"

Il progetto pensato su Ponteselice

Nuovo studio per il biodigestore. E' quanto spunta all'albo pretorio del Comune con una determina con la quale l'Ente ha affidato al professionista Giuseppe Maria Grimaldi, per un importo di 44mila euro (iva inclusa), le attività propedeutiche alla realizzazione dell'impianto non più a Ponteselice, in zona Asi, ma in una cava dismessa in località Mastellone, tra Garzano, Centurano e Maddaloni (non distante dal santuario di Santa Lucia). Lo studio dovrà valutare le caratteristiche del suolo, la sua classificazione, la simulazione di caduta di blocchi e la perimetrazione del rischio frana durante gli interventi di realizzazione dell'impianto, il cui costo è di 26 milioni di euro, che potrà arrivare a smaltire 40mila tonnellate di rifiuti all'anno. 

"Ancora una decisione in solitudine, ancora una volta, una delibera che consuma somme in progettazioni e lascia tutti interdetti - commenta il consigliere comunale Antonio Ciontoli - Dietrofront su Ponteselice, riconversione su una cava dismessa tra Garzano, Centurano e Maddaloni ed impatto sull'area post a sud est di Caserta, dove, tra Parco degli Aranci, Cerasola e zone collegate, vivono diverse decine di migliaia di cittadini. Si apre ufficialmente un nuovo fronte di discussione, in questo particolare periodo, già gravato da apprensioni per il virus ed in cui tornano principali ed assoluti, tra i temi di governo, la salute e la qualità della vita. Inevase rimangono le richieste di consigliocomunale, esautorato per ruolo e notizie, in merito alla gestione dell'emergenza Covid-19. Inascoltati ad oggi gli appelli e le decisioni necessarie al Policlinico, elemento fondamentale per il riequilibrio sanitario, il rilancio e la rigenerazione di questa terra già fortemente devastata nell'ambiente e nell'immagine da una criminalità senza scrupoli. Ed è così che mentre gli altri provano a discutere di futuro e di ridisegno della quotidianità, noi perdiamo ancora l'occasione istituzionale per fare quadrato sui bisogni, rilanciare la partecipazione e favorire le opportunità prima che i problemi. A volte sembra che, quel religioso silenzio ed il rispetto verso le istituzioni, in questo indescrivile momento di crisi, che si fa anche acquiescenza timorosa, sia una occasione banalizzata ed utilizzata in negativo da parte di chi dovrebbe aver almeno chiare e già delineate le linee di una incerta e difficile ripartenza", conclude.

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