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Dal capo all'ambasciatrice in carcere: ecco i ruoli del clan sventrato dagli arresti | VIDEO

L'indagine partita grazie alla scoperta di un mini cellulare: così hanno scoperto i contatti e le direttive del padre

Sono complessivamente 54 le persone coinvolte nella maxi inchiesta condotta dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Caserta che ha permesso di disarticolare un gruppo criminale, dedito soprattutto allo spaccio di droga, operante tra San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico, Cervino ed Arienzo. Trentotto le persone che, all’alba, sono state raggiunge dalle ordinanze cautelari: 31 sono finiti in carcere, 6 ai domiciliari ed uno ha avuto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Altre 16 persone risultano indagate a piede libero.

I ruoli nel clan: dal capo all’ambasciatrice

Filippo Piscitelli è considerato dagli inquirenti il “promotore ed organizzatore” del gruppo criminale, fornendo denaro ed auto, sostenendo anche i detenuti e le famiglie, reperendo anche gli avvocati e pagando le spese legali. Al suo fianco c’era Domenico Nuzzo, che manteneva il costante controllo degli affari. Un ruolo di “alto rango” era poi ricoperto da Raffaele Piscitelli, che impartiva le direttive, nonostante lo stato di detenzione, dettando le “linee guida” della gestione dell’attività criminale. Questo poteva farlo grazie alla compagna Adele Pezzella, che fungeva da intermediaria tra il detenuto e gli altri elementi del clan.

Tutti i nomi degli arrestati

Antonio Piscitelli (classe 1994), Giuseppina Abbate ed Elena Rivetti avevano invece il compito di controllare le attività dei singoli spacciatori, occupando anche, seppur raramente, anche dell’attività di vendita di grossi quantitativi di droga al dettaglio. La sostanza stupefacente era affidata a Salvatore Piscitelli, detto “lo slavo”, che aveva il compito di custode e correre; della vendita “all’ingrosso”, invece, se ne occupava Antonio Piscitelli (classe 1988) detto il nano. Il capitale per l’approvvigionamento della droga, invece, era garantito da Domenico Nuzzo, alias ‘Mimmariello’.

Il ‘mini cellulare’ che fa scattare le indagini

L’inchiesta ha preso spunto dall’arresto di Antonio Piscitelli, figlio di Filippo, rampollo della famiglia dei ‘Cervinari’ avvenuto nel giugno 2018. Il ragazzo, all’epoca, era sottoposto agli arresti domiciliari ma, durante un controllo, non fu trovato a casa bensì ad Arienzo. Durante la perquisizione che venne eseguita dai militari, fu ritrovato un telefono cellulare di piccole dimensioni, che era stato nascosto. Un “mini cellulare” utilizzato per chiamare un solo numero, che permetteva di restare in contatto col padre Filippo Piscitelli, detenuto in carcere.

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