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Domenica, 26 Maggio 2024
Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Torture in carcere, Procura invoca le prime due condanne per gli agenti

I pubblici ministeri hanno chiesto 6 anni per Di Costanzo e 3 anni e 8 mesi per Vinciguerra

Arrivano le prime richieste di condanna nell'ambito dell'inchiesta sulle torture ai danni dei detenuti avvenute al carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile del 2020, in pieno lockdown. I pubblici ministeri hanno invocato 6 anni di reclusione per Angelo Di Costanzo, 54enne di Santa Maria Capua Vetere, mentre 3 anni e 8 mesi è stata la richiesta nei confronti di Vittorio Vinciguerra, 50enne di Capua. I due agenti sono gli unici imputati ad aver scelto il rito abbreviato mentre altre 105 persone coinvolte nell'inchiesta della procura sammaritana hanno optato per il giudizio ordinario, iniziato dinanzi alla Corte d'Assise.

Nel corso dell'udienza i pubblici ministeri Pinto e Battiloro hanno ripercorso - nel corso della requisitoria pronunciata dinanzi al gup D'Angelo - le condotte che hanno visto protagonisti i due imputati chiedendo la condanna per entrambi (per Vinciguerra è stata chiesta l'assoluzione per due imputazioni). Hanno discusso anche alcuni dei difensori delle parti civili costituite tra cui gli avvocati Gennaro Caracciolo e Carmine D'Onofrio. Tra le parti costituite c'è anche il Ministero della Giustizia sempre nella doppia veste di parte civile, legittimato dunque a chiedere un risarcimento ai due agenti, e di responsabile civile, che in teoria potrebbe essere chiamato a risarcire alle altre parti civili i danni nel caso in cui i due poliziotti, suoi dipendenti, non avessero le risorse per pagare dopo l'eventuale condanna.

Entrambi gli agenti - difesi dagli avvocati Gerardo Marrocco (Vinciguerra) e Massimiliano Di Fuccia e Mauro Iodice (Di Costanzo) - sono accusati di lesioni, abuso di autorità e tortura. A Vinciguerra è contestata l'aggressione ai danni di un detenuto avvenuta il 10 marzo 2020, prima quindi del pestaggio da 'macelleria messicana' avvenuto il 6 aprile. Il recluso era stato trasferito alla casa circondariale "Francesco Uccella" dal carcere di Velletri, divenuto inagibile in seguito ad una rivolta. Ma a Santa Maria Capua Vetere ad accoglierlo ci furono calci e pugni. Una violenza in seguito alla quale il detenuto si sarebbe urinato addosso. Ma non si sarebbe trattato di un singolo episodio. Vinciguerra avrebbe preso parte - insieme ad altri agenti - ad una vera e propria spedizione in cella. "Qui è Santa Maria. Questo il capolinea". Così si sarebbero rivolti gli agenti al "nuovo arrivato". 

Si torna in aula a fine marzo quando si concluderanno le discussioni delle parti civili e prenderà la parola il difensore di Vinciguerra. A metà aprile, invece, i difensori di Di Costanzo pronuncerà la propria arringa. 

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