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Cronaca Aversa

Mazzette per far 'sparire' gli atti dal Comune: dirigente, tecnici e imprenditori agli arresti

Il sistema per alterare lo stato dei luoghi prima della realizzazione di una palazzina dal valore di 6 milioni di euro

Da un immobile di circa 6 unità abitative se ne era ricavato uno con 19 appartamenti andando ben oltre l'aumento di volumetria del 35% consentito dal 'Piano Casa' della Regione Campania. Questo grazie mazzette ed altri favori a un dirigente del Comune di Aversa ed a un ex geometra, sempre in servizio negli uffici di piazza Municipio. 

E' questo il fulcro dell'inchiesta dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Aversa, coordinati dalla Procura di Napoli Nord, che ha portato all'arresto di 8 persone, tutte ai domiciliari, mentre altre cinque sono indagate a piede libero. In manette sono finiti: il dirigente Raffaele Serpico, di recente coinvolto anche nell'inchiesta sui furbetti del cartellino; il geometra del Comune Giuseppe Minale, da tutti conosciuto con l'appellativo di Geppino; gli imprenditori Alfonso e Yari Cecere, padre e figlio. Con loro sono finiti agli arresti altri 4 tecnici di parte. 

Nel mirino dei carabinieri tre pratiche, di cui una relativa un bonus 110, tutte saltate quasi sul nascere. L'unica pratica andata effettivamente avanti è quella di un palazzo in via Linguiti trasformato da 'rudere' con 6 unità abitative a palazzina moderna con 19 appartamenti e dal valore immobiliare di circa 6 milioni di euro. Come? Con la falsa rappresentazione dei luoghi ante operam, mediante la sostituzione di grafici già esistenti e che sarebbero stati sottratti dagli archivi comunali. 

Ovviamente per ottenere i favori in Municipio andavano oleati bene gli ingranaggi. Nel corso dell'inchiesta, attraverso le intercettazioni, sono state monitorate consegne di denaro. Bustarelle per indirizzare le pratiche secondo i desiderata dei 'palazzinari'. In un caso, un architetto (anche lui indagato) che seguiva una delle pratiche finite nel mirino della Procura (pubblici ministeri Patrizia Dongiacomo e Cesare Sirignano) per accelerare un permesso a costruire avrebbe sbrigato tutte le pratiche che lo precedevano andando ad eliminare un notevole arretrato esistente. 

Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e soppressione, distruzione e occultamento di atti veri. Nel corso delle indagini il plesso di via Linguiti è stato sequestrato dai carabinieri.

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