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Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Torture in carcere: processo entra nel vivo con le prime testimonianze

Chiusa la fase delle questioni preliminari. Carabinieri subito in aula contro gli agenti protagonisti della 'mattanza'

Si apre il dibattimento per "l'orribile mattanza" avvenuta al carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile del 2020 e per la quale sono a processo 105 persone tra agenti della polizia penitenziaria, funzionari del Dap ed anche due medici (questi ultimi accusati di falso).

Il presidente della Corte d'Assise, Roberto Donatiello, ha dichiarato chiusa la fase delle questioni preliminari con il processo che entrerà ora nel vivo con i primi testimoni. Tra i primi ad essere ascoltati in aula ci sono i carabinieri che hanno svolto le indagini sfociate poi nell'informativa in cui si documentano i pestaggi all'interno del Reparto Nilo della casa circondariale "Francesco Uccella". 

Si torna in aula a inizio marzo. Prima della ripresa delle udienze il Presidente del Tribunale Maria Gabriella Casella dovrà nominare un nuovo giudice a latere che dovrà subentrare ad Alessandro De Santis che lascia il tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Tra le contestazioni a carico degli imputati figurano i reati di tortura, abuso di autorità contro detenuti, perquisizioni personali arbitrarie, falso in atto pubblico (anche per induzione) aggravato, calunnia, frode processuale, depistaggio, favoreggiamento personale, rivelazioni indebite di segreti d’ufficio, omessa denuncia e cooperazione nell’omicidio colposo ai danni del detenuto Hakimi Lamine, deceduto in carcere il 4 maggio 2020.

I fatti di cui al processo sono accaduti il 6 aprile del 2020 dopo che il giorno precedente ci fu una protesta dei detenuti in seguito al primo contagio Covid nel penitenziario. La reazione degli agenti fu durissima: bisognava ripristinare l'ordine adottando il "sistema Poggioreale". Circa 200 agenti entrarono in reparto per una perquisizione straordinaria. I detenuti vennero fatti uscire dalle celle e pestati con i manganelli ed umiliati. Molti vennero fatti inginocchiare in una sala dedicata alla socialità con gli agenti che di tanto in tanto li percuotevano. A qualcuno vennero tagliati i capelli e la barba. Scene da macelleria messicana riprese dalle telecamere della videosorveglianza installata in reparto che ripresero anche il pestaggio di un detenuto in carrozzina.

Tra gli avvocati che difendono i detenuti vittime delle aggressioni ci sono: Carmine D'Onofrio (tra i primi a depositare una denuncia per uno dei detenuti facendo avviare l'indagine), Mirella Baldascino, Luca Viggiano, Goffredo Grasso, Elvira Rispoli, Fabio Della Corte, Giuseppe De Lucia, Gennaro Caracciolo, Ferdinando Letizia, Marco Argirò, Pasquale Delisati, Andrea Balletta e Giovanni Plomitallo. A rappresentare l'Asl di Caserta, invece, l'avvocato Marco Alois mentre l'avvocatura dello Stato si è costituita per il Ministero della Giustizia.  Asl e Ministero della Giustizia sono stati citati anche in qualità di responsabili civili. 

Tra i difensori degli imputati sono impegnati - tra gli altri - gli avvocati Giuseppe Stellato, Mariano Omarto, Vittorio Giaquinto, Carlo De Stavola, Raffaele Costanzo, Angelo Raucci, Roberto Barbato, Dezio Ferraro, Elisabetta Carfora, Domenico Di Stasio, Valerio Stravino, Massimo Trigari, Luca Di Caprio, Mario Corsiero, Rossana Ferraro, Ernesto De Angelis, Claudio Botti, Vitale Stefanelli, Michele Spina, Fabrizio Giordano, Raffaele Russo, Valerio Alfonso Stravino, Antonio Leone, Domenico Pigrini, Ciro Balbo, Dario Mancino, Natalina Mastellone, Gabriele Piatto, Carlo De Benedictis, Rosario Avenia, Domenico Scarpone, Eduardo Razzino e Nicola Russo. 

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