Strage in discoteca, il figlio del boss accusa l'amico e piange: "Non sono stato io"

Di Puorto rivela di non aver spruzzato lui con la bomboletta ma Amouiyah lo smentisce: "Si sono messi d'accordo per incastrarmi"

Ugo Di Puorto

"Ugo si è messo d'accordo per darmi la colpa. L'ho scoperto in carcere". Lo ha detto Badr Amouiyah, uno dei sei imputati nel processo per la strage di Corinaldo in cui hanno perso la vita 6 persone, tra cui 5 minorenni. Ugo è Ugo Di Puorto, figlio di Sigismondo referente dei Casalesi nel modenese, ritenuto dagli inquirenti il capo della "banda delle collanine", gruppi di ragazzini che andavano in discoteca per derubare altri giovani in pista. Nel corso dell'udienza, celebrata dinanzi al gup Paola Moscaroli del tribunale di Ancona, sono stati ascoltati tutti e 6 gli imputati, accusati di omicidio preterintenzionale, lesioni ed una quarantina di rapine e furti con strappo in varie discoteche d'Italia, sempre utilizzando lo spray urticante per coprirsi la fuga. Un interrogatorio in cui gli imputati si sono accusati vicendevolmente su chi abbia utilizzato la bomboletta generando il caos alla "Lanterna Azzurra" e provocando 6 morti e diversi feriti. Ma dall'escussione sono emersi altri elementi.  

"Eravamo bande rivali. C'erano anche altre persone"

Secondo quanto ricostruito dagli imputati, riferiscono i colleghi di AnconaToday, quella tragica notte da Modena sarebbero state almeno 3 le auto dirette alla discoteca "Lanterna Azzurra" per commettere furti. Nella prima c’erano Raffaele Mormone, Ugo Di Puorto, originario di San Cipriano d'Aversa, Amouiyah e il giovane morto durante le indagini. Nella seconda auto c’erano Andrea Cavallari, Moez Akari e altri due ragazzi: uno sarebbe stato solo pagato per fare l’autista, mentre l’altro avrebbe partecipato attivamente ai colpi. Infine una terza auto, dentro la quale c’erano Souhaib Haddada, in compagnia di un terzo e un quarto componente della banda. Così la gang sarebbe stata composta da almeno 10 persone di cui altre 4 non ancora identificate e delle quali gli imputati hanno fatto il nome durante il processo. "Eravamo gruppi rivali. Quella volta avevo cercato di convincere Haddada a lasciare perdere Corinaldo perché ci andavamo noi. Siamo arrivati dopo la mezzanotte ed ero infastidito dal fatto che ci fosse anche lui, ci siamo salutati con un cenno della testa e abbiamo iniziato a rubare le collane", ha detto Cavallari. 

Di Puorto in lacrime: "Non sono stato io"

Ma il nocciolo della questione è chi abbia spruzzato lo spray urticante provocando un vero e proprio inferno. Sulla bomboletta, rinvenuta dagli inquirenti, c'erano le impronte di Di Puorto. "Era mia - ha detto Di Puorto - La usavo per difendermi dai gruppi rivali, ma non sono stato io a usarla quella notte. Amouiyah mi ha chiesto il permesso di prenderla e io ho acconsentito. Poi siamo entrati, ho provato a rubare una catenina ma ci hanno scoperto, ci siamo divisi e siamo usciti: non potevamo stare lì perché ormai ci avevano visto e se fossimo rimasti ci avrebbero cercato i buttafuori. Sono uscito da una porta di sicurezza per fumarmi una sigaretta, poi volevo rientrare, ma ho sentito delle urla, pensavo ad una rissa, quando sono arrivato alla macchina ho sentito le sirene delle ambulanze". Di Puorto non nega, come anche gli altri, di essere stato lì per rubare, ma nega di aver usato lo spray e, a domanda della pubblica accusa, ha risposto commosso: "Lo so che sono morte 6 persone, anche io ho un fratello, anche io ho perso qualcuno e non so se sono innocente o colpevole perché lo deciderà il giudice, ma sono certo: io non ho fatto niente per far accadere quanto poi è avvenuto". Anche Haddada, parlando di chi avesse usato lo spray al peperoncino, ha fatto il nome di Amouiyah. "Gli altri dicevano che era stato lui. A quel punto l’ho chiamato e lui ha negato, ha detto di non sapere nulla e poi ha chiuso il telefono".

"Vogliono incastrarmi"

Accuse che Amouiyah ha respinto. Anzi, si è difeso attaccando chi lo accusava. "In carcere a Modena ho scoperto che Ugo si era messo d’accordo per darmi la colpa. Un detenuto della sezione 8 me lo ha detto. Io non ho avuto in mano la bomboletta. Non ho spruzzato quella bomboletta. Sono in carcere ma io non ho fatto nulla per causare questo, non ho ucciso queste persone. Riesco a dormire solo con psicofarmaci. Penso a questi ragazzi. Non so perché dicono che avessi io la bomboletta. Mi scuso per quanto successo ma bisogna trovare il colpevole. Io non ho fatto niente che possa aver causato tutto questo. Sono uscito prima che succedesse". Il processo si è aggiornato alla fine del mese. 

Nella strage, avvenuta tra il 7 e l'8 dicembre alla Lanterna Azzurra prima del concerto di Sfera Ebbasta, morirono schiacciati nella calca 5 minorenni - Mattia Orlandi, Daniele Pongetti, Asia Nasoni, Emma Fabini, Benedetta Vitali - e una giovane mamma, Eleonora Girolimini, mentre altre 200 persone presenti nella discoteca di Corinaldo rimasero ferite in modo più o meno grave.

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