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Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Scandalo dei servizi sociali, la testimone: "Assunta a mia insaputa"

Dalla sua denuncia è partita l'indagine sulla gestione affaristica dell'ambito di Santa Maria Capua Vetere

Assunta a sua insaputa. E' quanto ha riferito una ragazza di Curti nel corso del processo a carico di 18 persone, tra cui l'ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Maria Di Muro, sullo scandalo dei servizi sociali che ha travolto come uno tsunami l'ente sammaritano. 

La ragazza, dalla cui denuncia è partita l'inchiesta, ha spiegato ai giudici di essersi iscritta negli elenchi degli assistenti familiari del progetto "Home Care Premium" e di essersi ritrovata assunta, a sua insaputa, presso una donna di Curti, con tanto di pagamento dei contributi Inps a suo favore ma senza guadagnare nulla, con i pagamenti che finivano sul conto del beneficiario del progetto. Così decise di denunciare, accusando il figlio della donna da assistere di aver percepito indebitamente i soldi del progetto. 

Così nacque l'inchiesta finita dinanzi ai giudici. Del progetto ha poi parlato Ida Romano, case manager della cooperativa Invento che gestiva l'appalto Home Care Premium. Un progetto che prevedeva l’erogazione di un contributo in favore di anziani o di persone non autosufficienti con il vincolo della contrattualizzazione di assistenti familiari che non potevano essere scelti tra parenti ed affini entro il quarto grado. 

Infine, è stata escussa Erminia Cecere, ex dirigente ai servizi sociali a Santa Maria Capua Vetere, che ha parlato dell'ingresso di Roberto Pirro in Comune alla guida dei servizi sociali - una procedura che è finita sotto la lente d'ingrandimento degli organi inquirenti - e della sua successiva nomina come responsabile dell'ambito territoriale C5. Il processo è stato rinviato a metà febbraio. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Alberto Martucci, Giuseppe Stellato, Umberto Pappadia, Giuseppe Stellato, Claudio Aronne ed Angelo Raucci. 

Alla sbarra insieme a Di Muro e Pirro ci sono Annunziata Di Muro, sorella di Biagio; Anna Pepe; la casertana Carmela Fusco, Giovanni Laurenza, Nicola D’Auria, Biagio Napolano, Salvatore Coppola, accusati dei reati di associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione. A giudizio anche Luigi Merola, Antonio Pirro, Ornella Pirro, Maria Rosaria Piccolo, Anna Romano accusati di truffa. Peculato e falso ideologico sono le accuse per il Giuseppe Cavaliere, mentre per turbativa d’asta sono imputati il beneventano Domenico D’Agostino ed Enzo Giangregorio. Accusata di abuso d'ufficio, infine, Gina De Simone

L’inchiesta aveva fatto emergere l’esistenza di una associazione a delinquere sammaritana composta da politici, dirigenti e addetti agli uffici comunali e di Ambito, oltre a rappresentanti delle cooperative affidatarie. Secondo la tesi accusatoria il sodalizio, attraverso il condizionamento nelle fasi di selezione del personale preposto alla gestione dei servizi appaltati e degli utenti beneficiari degli stessi, riusciva a pilotare e gestire in maniera illecita tutte le iniziative promosse dall’Ambito territoriale con la finalità di ricavarne vantaggio economico e creare consenso elettorale.

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