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Venerdì, 1 Luglio 2022
Cronaca Castel Volturno

Il nuovo scenario sui rivali dei Casalesi: "Voleva vendicare il figlio morto"

Gli indagati rispondono alle domande del gip. "Fucci voleva cacciare il clan dopo la morte di Francesco. Era morto in un incidente stradale e l'automobilista era drogato"

E’ un quadro diverso quello prospettato, durante gli interrogatori, dagli indagati nell’inchiesta della Dda che sono stati inquadrati come un gruppo criminale che si era posto in antitesi al clan dei Casalesi. Invece, stando a racconti degli arrestati, ci sarebbe ben altro dietro.

"Fino al decesso del figlio (Francesco, avvenuto nell'ottobre 2020 nell'ambito di un sinistro stradale) Antonio Fucci non era assolutamente inserito in dinamiche legate alla criminalità organizzata. Non lavorava ma viveva della pensione erogata ad una persona anziana che lui e la moglie accudiscono. Dopo la morte del figlio una volta appreso che il conducente dell'auto sulla quale viaggiava aveva fatto uso di sostanze stupefacenti, Fucci rappresentò che da quel momento si sarebbe dedicato a contrastare tutti i soggetti che vendono droga nelle località Pescopagano, Villaggio Coppola e Ischitella di Castel Volturno”. E’ questo il quadro delineato da Giovanni Piscopo, 36enne di Arzano, genero di Antonio 'Mano mozza' Fucci, 44enne napoletano residente a Castel Volturno, entrambi destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari Giovanni Vinciguerra ed eseguita dai carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone anche nei confronti di Giovanni Arno (19 anni di Castel Volturno, altro genero di Fucci), Ciro Castaldo (52 anni di Castel Volturno), Luigi Marano (48 anni di Castel Volturno), Ciro Piscopo (56 anni di Castel Volturno) accusati a vario titolo dei reati di estorsione, rapina, sequestro di persona con le aggravanti di aver agito con metodo mafioso.

“Tutto questo - ha aggiunto Piscopo- ha avuto inizio quando Fucci entrò in possesso del risarcimento dell'assicurazione successiva alla morte del figlio. So che aveva introitato quasi un milione di euro. Al fine di portare a termine il suo progetto Fucci si contornava di una serie di soggetti che dietro sua disposizione provvedevano a porre in essere ritorsioni in danno di chi non si piegava al suo volere. All'inizio i soggetti non erano fissi, ma li pagava per singola azione disposta. Successivamente si avvaleva in maniera continuativa di 5-6 persone”.

Nel corso degli interrogatori di garanzia tenuti dinanzi al Gip partenopeo gli indagati hanno provato a chiarire le proprie posizioni: chi negando gli addebiti e chi, come Fucci, ha ammesso il ruolo apicale come organizzatore nonché di partecipe insieme ai sodali indagati o scelti 'a chiamata' e retribuiti per commettere i plurimi episodi di violenza. Nelle scorse ore è stato ascoltato anche l'indagato Luigi Marano, difeso dall'avvocato Ferdinando Letizia.

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