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L'inchiesta sul disastro ambientale dei Casalesi

L'inchiesta sul disastro ambientale dei Casalesi

Rifiuti tossici sepolti, condannati 3 fratelli Vassallo. In 12 'salvati' dalla prescrizione

Il giudice ha inflitto 6 anni a testa per Nicola, Antonio e Salvatore. Quattro assolti

Tre condanne, 4 assoluzioni e prescrizione dei reati dichiarata nei confronti di 12 imputati. Si è concluso così il processo a carico di 19 persone accusate a vario titolo di disastro ambientale aggravato dal metodo mafioso, tra cui 9 fratelli di Gaetano Vassallo di Cesa. 

La sesta sezione penale del tribunale di Napoli, presieduta dal giudice Angela Paolella, ha inflitto sei anni a testa per Nicola, Antonio e Salvatore Vassallo, fratelli dell'imprenditore dei rifiuti Gaetano divenuto collaboratore di giustizia. Sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, invece, per Gaetano Cerci, Bernardo Cirillo, Elio Roma, Dario De Simone, Rolando Vassallo, Renato Vassallo, Maurizio Avallone ed Antonio Marotta per i quali il reato è stato derubricato in disastro semplice con l'esclusione dell'aggravante mafiosa. Prescrizione anche per Andrea Giuseppe Rosario Bovier, Crescenzo Compagnone, Massimo Alfredo Eugenio Di Leva ed Elena Rao, suocera di uno dei fratelli Vassallo. Assolti, invece, Raffaele, Cesario, Carmela ed Amedeo Vassallo. Nel collegio difensivo sono stati impegnati, tra gli altri, gli avvocati Mario Griffo, Giovanni Cantelli, Patrizio Della Volpe e Paolo Trofino. 

Nel corso della sua requisitoria il pm aveva invocato pene pesantissime: 16 anni per Gaetano Cerci, l'imprenditore dei rifiuti vicino al clan dei Casalesi; 15 anni per Elio Roma; 15 anni per Nicola Vassallo; 4 anni e 6 mesi per Raffaele, Cesario e Carmela Vassallo; 12 anni per Antonio e Salvatore Vassallo; 7 anni per Renato, Rolando ed Amedeo Vassallo; 12 anni per Maurizio Avallone; 14 anni per Antonio Marotta; 6 anni per Bovier; 4 anni e mezzo per Compagnone; 4 anni per il collaboratore di giustizia Dario De Simone; 12 anni per Bernardo Cirillo.

Per la Direzione distrettuale Antimafia, gli imputati, a vario titolo, avrebbero gestito in maniera illegale alcune società costituite per lo smaltimento dei rifiuti nell’interesse patrimoniale del clan dei Casalesi e, soprattutto, hanno smaltito illegalmente nella zona di Masseria del Pozzo, tra Giugliano e Parete, rifiuti industriali e non provenienti dal resto d’Italia, creando un vero monopolio criminale nell’intermediazione, trasporto e smaltimento rifiuti.

Gli imprenditori, dunque, avrebbero smaltito in modo illecito e clandestino rifiuti, da quelli urbani ai tossico-nocivi, entrati illegalmente in Campania; agevolato sversamenti clandestini in discariche autorizzate per ospitare enormi quantitativi di rifiuti; tutto questo senza che i siti, comprese le discariche autorizzate, fossero messi in sicurezza per tutelare l’ambiente, quando non utilizzando terreni in zone agricole a coltivazione intensa. Decisive nello svelare le condotte illecite sono state le dichiarazioni di Gaetano Vassallo che, con Francesco Bidognetti e Vincenzo Zagaria, è stato giudicato con rito abbreviato. 
 

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