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Mario Landolfi

Mario Landolfi

Processo all'ex Ministro, Valente: "Landolfi sapeva dell'accordo"

Il manager pentito richiamato in aula tra contraddizioni e "non ricordo" non fa piena luce sul ruolo del politico

Il ruolo di Mario Landolfi, ex ministro delle Telecomunicazioni, nella corruzione dell'ex consigliere comunale di Mondragone, Massimo Romano, è destinato a restare un interrogativo. Per fugare i dubbi il collegio presieduto dal giudice Loredana Di Girolamo, del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, aveva richiamato a testimoniare l'ex direttore del Consorzio Caserta 4 Giuseppe Valente, ma sono ancora troppi i non ricordo e le contraddizioni pronunciate dal manager diventato collaboratore di giustizia.

LA DECADENZA DELLA CONSIGLIERA

Valente, rispondendo alle domande dei giudici, ha ripercorso la vicenda. Dalla decadenza della consigliera comunale Maria D'Agostino, la cui elezione venne dichiarata nulla dalla Prefettura. "Ero parte attiva della maggioranza di Mondragone - ha spiegato Valente - Sulla decadenza ci fu una riunione nella sede di Forza Italia a Mondragone a cui parteciparono i capigruppo di Alleanza Nazionale e Forza Italia oltre a me, l'ex sindaco Ugo Conte e l'onorevole Mario Landolfi. Parlammo delle conseguenze della decadenza della D'Agostino. Il Consiglio Comunale avrebbe dovuto prima rigettare le dimissioni della D'Agostino e poi successivamente fu stabilito che si doveva dimettere". 

I NUOVI EQUILIBRI IN MAGGIORANZA

Ma a quel punto per mantenere la maggioranza era necessario trovare una spalla nell'opposizione. "Ci fu un'intesa per avvicinare un consigliere di opposizione, nello specifico Massimo Romano". L'idea venne partorita a tre teste, quelle di Valente, Conte e Landolfi: "Non ricordo chi fu il promotore", ha detto Valente. Per avvicinare Romano e convincerlo a passare all'opposizione o almeno a dimettersi venne contattato il fratello, Agostino. "Era un ispettore di polizia vicino a Landolfi. Anche io lo conoscevo ma non in maniera così approfondita", ha specificato Valente.

L'incontro con Agostino Romano ci fu presso la sua abitazione: "Partecipammo io e Conte", ha detto ancora Valente. "Gli chiedemmo se il fratello poteva intercedere con il fratello per farlo entrare in maggioranza. Lui disse che il fratello in futuro non avesse più intenzione di candidarsi e che lui avrebbe avuto piacere a farlo in Forza Italia". Sugli azzurri mondragonesi Valente ha ribadito come fossero lui e "Ugo Conte a decidere le candidature" salvo poi informare "Nicola Cosentino" che "non interveniva sulle liste di Mondragone". 

Comunque sia "Agostino Romano si disse disponibilissimo a parlare con il fratello. Lo avremmo candidato a prescindere dall'operazione certo è che se il fratello non si fosse dimesso non lo avremmo candidato per una questione di immagine". Per la cronaca, Agostino Romano poi si sarebbe candidato non più con Forza Italia ma con Alleanza Nazionale, il partito di Landolfi. Valente, proseguendo, ha dichiarato di aver informato Landolfi che "forse l'operazione andava in porto" ed anche dell'intenzione di Agostino Romano a candidarsi. Per Valente l'ex Ministro "era a conoscenza del fatto che stavamo chiedendo a Massimo Romano, attraverso il fratello, di passare con noi o dimettersi". 

LE DIMISSIONI IN CAMBIO DEL POSTO DI LAVORO ALLA MOGLIE DEL CONSIGLIERE

La contropartita per le dimissioni da consigliere comunale fu un'occupazione (risultata poi fittizia) per la moglie nell'Eco4 degli Orsi. "Mi impegnai a parlare con Sergio Orsi che mi disse che si poteva fare. Della cosa informai anche Mario Landolfi che ci disse che andava bene così". Ma quale fu il ruolo di Landolfi? Aveva potere di veto nell'assunzione della moglie di Romano? Valente risponde con una deduzione politica: "Lo informammo perchè il problema della maggioranza a Mondragone interessava anche lui. Se Landolfi non avesse dato l'avallo la maggioranza sarebbe caduta anche perchè non sostenuta più dai consiglieri di Alleanza Nazionale". Insomma un placet che Valente ha definito "necessario. Se fosse stato contrario l'operazione non si sarebbe fatta". Il processo proseguirà a dicembre quando Valente verrà controesaminato dai difensori di Landolfi, gli avvocati Sarno e Buccico.

LE PAROLE DELL'EX MINISTRO

A margine dell'udienza lo stesso Landolfi ha fatto alcune dichiarazioni spontanee spiegando come "alla riunione presso la mia segreteria politica per la questione di Maria D'Agostino partecipò tutta la maggioranza che doveva essere preparata per un consiglio comunale importante al cui ordine del giorno c'era non solo la decandenza della consigliera ma anche il bilancio. Se avessi voluto avrei imposto almeno i legali che hanno espresso un parere ma non l'ho fatto". 

Landolfi è accusato di concorso in corruzione e truffa, aggravate dall'aver agito per favorire il clan La Torre. Secondo la Procura della Dda avrebbe corrotto un ex consigliere comunale di Mondragone per indurlo alle dimissioni al fine di scongiurare la fine dell’esperienza amministrativa del sindaco Conte. In cambio questi avrebbe ottenuto la promessa di entrare a far parte della Giunta comunale per sè e un contratto di lavoro per la moglie nel consorzio Eco4, ritenuto espressione della criminalità organizzata.
 

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