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Cronaca

Morti per amianto, manager Firema respinge tutte le accuse

Maurizio Russo è stato ascoltato nel processo dove è imputato

Ha respinto le accuse ribadendo la sua estraneità ai fatti, sulla base delle normative in essere sull'utilizzo dell'amianto nella costruzione di treni.

E' stato questo l'esito dell'esame di Maurizio Russo, il primo dei dirigenti Firema a parlare davanti ai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere - presidente Riello - nel processo per l'omicidio colposo di 19 lavoratori a causa - è questo il teorema della Procura - dell'esposizione all'amianto durante il loro lavoro in fabbrica.

Russo, difeso dall'avvocato Stile, ha dunque respinto ogni addebito. Si torna in aula a fine aprile per la prosecuzione degli esami degli imputati. A processo ci sono, oltre a Russo, gli ex amministratori delegati della Firema, Mario e Giovanni Fiore, ed altri ex dirigenti Enzo Ianuario, Giovanni Iardino, Giuseppe Ricci e Carlo Regazzoni.

Gli imputati erano usciti indenni, per prescrizione o assoluzione, dal primo processo, in cui la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere aveva contestato il reato più lieve di rimozione e omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Poi il pm Giacomo Urbano ha aperto una seconda indagine, contestando però l’omicidio colposo; una strategia che ricorda quella seguita dalla Procura della Repubblica di Torino in relazione alla vicenda dell’Eternit.

Nel processo sono impegnati tra gli altri gli avvocati Giuseppe Stellato, Gennaro Ciero ed Umberto Pappadia. Molti lavoratori o loro eredi e la Cgil si sono costituiti parte civile con gli avvocati Domenico Cannavacciuolo e Sergio Tessitore.

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