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Gli imprenditori Cantile e Pica

Gli imprenditori Cantile e Pica

Denunciarono Zagaria ma la loro impresa è infiltrata dalla camorra

Il Tar conferma l'interdittiva per la Pi.Ca Holding: "Rapporti con Fontana per gli appalti a Caserta"

Per il Tar di Bologna la Pica Holding di Francesco Piccolo, Raffaele Piccolo e Raffaele Cantile, imprenditori di Casapesenna trapiantati in Emilia Romagna, non può essere inserita nella white list della Prefettura di Modena per i rapporti con Giuseppe Fontana, imprenditore di Casapesenna, coinvolto nell'inchiesta Medea e per il quale il pubblico ministero della Dda ha chiesto 10 anni di reclusione nel corso della sua requisitoria.

I giudici amministrativi hanno respinto il ricorso della società, con sede a Milano, contro il mancato inserimento nella lista delle imprese "pulite" e la conseguente interdittiva antimafia adottata dalla Prefettura modenese, nonostante gli imprenditori avessero denunciato il clan dei Casalesi. Per i giudici della prima sezione del Tar le doglianze della Pica Holding appaiono "infondate" in quanto "si fondano - si legge nella sentenza del tar - su plurimi indizi di evidente permeabilità della società ricorrente, tutti correlati a fatti documentati".

Per i giudici è "incontroverso che: Alcuni titolari di cariche sociali (Piccolo Francesco, Piccolo Luca e Cantile Raffaele) risultano interessati dalle emergenze di cui all’Ordinanza di custodia cautelare emessa il 7/7/2015 da G.I.P. del Tribunale di Napoli, nell’ambito dell’operazione antimafia “Sistema Medea” avviata e conclusa dal Reparto Anticrimine di Napoli dei Carabinieri del R.O.S..Tali emergenze hanno posto in evidenza i rapporti esistenti tra i suddetti titolari di cariche sociali in Pica Holding IT s.r.l., ed imprenditori (in particolare: Giuseppe Fontana) ritenuti espressione del clan camorristico dei Casalesi. In tale contesto - proseguono - è stata accertata la frequentazione e l’esistenza di rapporti economici tra Piccolo Francesco, socio e procuratore speciale della società ricorrente e il suddetto Fontana Giuseppe, imprenditore facente parte, in concreto, della fazione “Zagaria” del clan dei Casalesi (ai quali è anche apparentato tramite il di lui cugino Francesco Zagaria e tramite il cognato di quest’ultimo: Michele Zagaria), di cui è stata accertata la responsabilità penale per gravi reati quali associazione di tipo mafioso; corruzione, concorso esterno in associazione di tipo mafioso e per ulteriori reati quali: corruzione, rivelazione di atti e segreti d’ufficio, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti e finanziamento illecito ai partiti, tutti commessi con l’aggravante del fine di favorire il suddetto sodalizio camorristico.

Dalla citata ordinanza di custodia cautelare (Medea nda) emerge inoltre che Fontana Giuseppe e altri imprenditori di Casapesenna si sono finti vittime di minacce proprio da parte dei clan dei Casalesi, al fine di assicurarsi ufficialmente una nuova credibilità sia nei riguardi della cittadinanza sia verso le istituzioni, al fine ultimo di potere partecipare nuovamente alle gare pubbliche. In tale contesto fattuale va inquadrata la cessione alla società ricorrente avvenuta nel 2013, di ramo d’azienda di CO.GE.FON s.r.l., società di cui Fontana Giuseppe è Amministratore Unico e che nel 2009 era stata destinataria di interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Caserta. Dalla stessa ordinanza di custodia cautelare e dalle intercettazioni ivi trascritte risulta che la riferita cessione di ramo d’azienda (che in realtà concerneva l’intera attività edilizia oggetto sociale di CO.GE.FON. s.r.l. e non solo un settore di essa) era finalizzata a consentire al Fontana Giuseppe di partecipare agli appalti banditi dal Comune di Caserta, mediante utilizzo delle credenziali di PICA Holding s.r.l. (non colpita da interdittiva antimafia) e del suo amministratore Piccolo Francesco quale “Testimone di Giustizia”. Ulteriori rapporti tra Fontana Giuseppe e l’amministratore della ricorrente Piccolo Francesco sono emersi dall’ordinanza di custodia cautelare in riferimento all’avvicendarsi, nel 2003, dei due nella carica sociale di Amministratore Unico di Immobiliare Bondeno s.r.l.. Dall’ordinanza emerge, infine, una fitta rete di rapporti commerciali e interessi economici esistente da lungo tempo tra alcuni amministratori di Pica Hoding IT s.r.l. e, in particolare tra Piccolo Francesco, Piccolo Luca e Cantile Raffaele e il Fontana Giuseppe, imprenditore contiguo al clan camorristico dei Casalesi, mediante imprese e società di cui i riferiti soggetti erano, di fatto, titolari o amministratori".

Ad avviso dei giudici del Tar esiste "una fitta rete di intrecci, cointeressenze economiche e frequentazioni tra alcuni componenti della compagine sociale e amministratori di Pica Holding s.r.l.,ed ambienti della malavita organizzata di stampo mafioso per tramite dell’imprenditore Fontana Giuseppe". Ed a nulla è servito la posizione di presunte vittime di estorsioni ad opera del clan dei Casalesi da parte degli imprenditori della Pica. "Si deve osservare - proseguono i giudici del Tar - che tale versione dei fatti risulta palesemente smentita sia dalle intercettazioni operate nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Fontana sia dalle testimonianze di un collaboratore di giustizia". Per questo il ricorso è stato respinto e la Pica è stata condannata al pagamento di 4mila euro in favore del Ministero dell'Interno per le spese di giudizio.

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