Pentito morto in carcere: temeva per la sua vita ed in aula ritrattò le accuse

Giuseppe Pettrone è stato trovato impiccato alla branda nel penitenziario di Sollicciano

E' stato trovato morto in cella

E' Giuseppe Pettrone il collaboratore di giustizia che si è tolto la vita nel carcere di Sollicciano, in provincia di Firenze. Il 54enne di Pignataro Maggiore, affiliato prima ai Belforte e poi passato con i rivali dei Piccolo-Letizia, si è impiccato alla spalliera della sua branda. Era ancora vivo quando sono arrivati gli agenti della penitenziaria che hanno tentato di rianimarlo ma si è spento poco dopo. Inutili i soccorsi dei medici.

"Temo per la mia vita"

Una morte che lascia qualche dubbio almeno per l'atteggiamento di Pettrone negli ultimi 13 anni. "Temo per la mia vita e so che il clan Belforte mi vuole ammazzare". Era il 10 agosto del 2007 quando il collaboratore di giustizia pronunciò queste parole nel corso di un interrogatorio reso dinanzi all'autorità giudiziaria nel quale veniva ricostruita la rete delle estorsioni ai danni di imprenditori del comprensorio di Marcianise che versavano la tangente ai Belforte o ai Piccolo. Nell'ambito di quella stessa inchiesta Pettrone venne anche coinvolto in prima persona incassando una condanna a 3 anni e mezzo.

"Voglio ritrattare"

Ma il timore per la propria incolumità non aveva lasciato Pettrone nemmeno nei tempi più recenti. Appena ad ottobre dello scorso anno il collaboratore di giustizia, nel corso della sua deposizione, aveva ribadito il concetto: "Temo per la mia vita" annunciando la propria volontà di ritrattare le dichiarazioni rese per una situazione problematica che riguardava sia la sua persona sia i suoi familiari in località protetta. Una dichiarazione criptica su cui in udienza si preferì glissare.

Da affiliato al clan ad accusatore del presidente della Provincia Magliocca

Secondo quanto ricostruito dallo stesso 54enne alla Dda, Pettrone sarebbe stato affiliato al clan Belforte, in particolare al gruppo di Biagio Letizia. Nel 1998 passa nel gruppo dei Piccolo-Letizia, nato proprio per vendicare l'uccisione di Biagio Letizia. Nel 2003 dopo la sua scarcerazione torna nelle fila dei Quaqquaroni fino al nuovo arresto ed all'inizio della collaborazione. Le sue dichiarazioni finirono anche nel processo a carico dell'attuale presidente della Provincia Giorgio Magliocca, poi assolto. Il collaboratore venne ritenuto inattendibile.

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La nota del Sappe

“L’ennesimo suicidio di una persona detenuta in carcere dimostra come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari. Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 21mila tentati suicidi ed impedito che quasi 170mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze. Purtroppo, a Sollicciano, il pur tempestivo intervento degli Agenti di servizio non ha potuto impedire il decesso dell’uomo - commenta il segretario generale del Sappe Donato Capece - Il suicidio costituisce solo un aspetto di quella più ampia e complessa crisi di identità che il carcere determina, alterando i rapporti e le relazioni, disgregando le prospettive esistenziali, affievolendo progetti e speranze. La via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere".

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