Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca Casapesenna

Pen drive 'scomparsa' nel covo di Zagaria, i colleghi della Mobile difendono Vesevo

"Senza di lui non lo avremmo arrestato". Processo chiuso: Dda pronta alla requisitoria

Senza il poliziotto Oscar Vesevo "Zagaria non sarebbe stato arrestato". Questa la linea dell'ex dirigente della Squadra Mobile di Napoli Lamparelli - dal 2004 al 2016 - e di Maria Raimondo, sostituto commissario della squadra catturandi guidata da Vittorio Pisani.

Entrambi hanno confermato di non aver notato nulla di anomalo durante il blitz al bunker di via Mascagni a Casapesenna, l'ultimo covo del boss Michele Zagaria di recente demolito. Senza il contributo di Vesevo, hanno sostenuto i testimoni chiamati dalla difesa, Zagaria non sarebbe stato arrestato. Inoltre, nel corso dell'udienza, è stato fatto riferimento ad alcune indagini svolte a riscontro dopo la cattura di Zagaria ed in riferimento alla collaborazione di Antonio Iovine.

Con l'escussione dei due poliziotti si è concluso il dibattimento. Si tornerà in aula a maggio per la requisitoria del pm Maurizio Giordano. Poi prenderà la parola il difensore di Vesevo, l'avvocato Giovanni Cantelli. 

Per l’accusa Vesevo si sarebbe impossessato di una pen drive all'interno del bunker per poi rivenderla. La persona che, secondo la Dda, avrebbe acquistato il supporto per 50mila euro da Vesevo è stata assolta da questa specifica accusa in un altro processo già celebratosi.  Ad accusare Vesevo soprattutto Rosaria Massa, moglie di Vincenzo Inquieto: i due coniugi ospitarono Zagaria nel covo in via Mascagni a Casapesenna dove fu stanato. Massa, nella testimonianza resa ad inizio 2021, riferì che il giorno della cattura di Zagaria vide Vesevo che prendeva la pen drive ma aggiunse che la stessa non era del boss ma di proprietà della figlia e che all’interno vi erano solo foto, musica e documenti. 

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