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Cronaca Castel Volturno

Barbiere ucciso: la verità nei telefoni di padre e figlio indagati

Il pm dispone il conferimento dell'incarico per verificare le telefonate e le chat tra i due accusati del delitto di Luigi Izzo

Le telefonate e le chat tra Alessandro e Roberto Moniello passate al setaccio dalla Procura. Il Sostituto Procuratore Annalisa Imparato ha disposto il conferimento dell'incarico al perito informatico per gli accertamenti tecnici sui dispositivi in uso a padre e figlio. È questa l'ultima svolta nelle indagini sulla morte di Luigi Izzo, il barbiere 38enne di Castel Volturno, ucciso lo scorso 6 novembre nel vialetto di casa in località Scatozza a Castel Volturno con sei fendenti.

La mano omicida sarebbe stata quella di Alessandro Moniello, 49enne castellano, con la complicità del figlio Roberto di 29 anni. La Procura sammaritana ora vuole vederci chiaro in merito all'eventuale correità dei congiunti Moniello, ristretti presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, oltre che sulla premeditazione dell'efferato delitto. Secondo quanto dichiarato in sede di interrogatorio al Sostituto Procuratore Alessandra Imparato, Alessandro Moniello dopo essersi recato da Luigi e aver consumato il delitto avrebbe riposto l'arma del delitto - un coltello da cucina -  nel vano portaoggetti lato guida della sua Fiat Punto serie 3 di colore verde ed avrebbe accompagnato a casa il figlio Roberto seduto tra i sedili posteriori ed il cofano giacché la vettura aveva i sedili anteriori reclinati e spianati per consentire di trasportare dei mobili in virtù di un trasloco.

Roberto, quindi, secondo le dichiarazioni del padre non avrebbe visto il coltello riposto nel vano portaoggetti e per stessa ammissione del genitore dopo averlo accompagnato a casa si sarebbe disfatto dell'arma gettandola in un fossato di fronte al cimitero comunale castellano sulla SP 333, che collega Castel Volturno con Cancello ed Arnone. Arma ritrovata giorni dopo la tragedia dai carabinieri della stazione castellana.

Secondo quindi le dichiarazioni dei due indagati, entrambi accusati di omicidio volontario in concorso con l'aggravante della premeditazione e dei futili motivi, l'omicidio di Luigi Izzo sarebbe avvenuto per una serie a catena di 'malintesi' e di errori di persona. Tutto sarebbe nato - stando alle dichiarazioni dei congiunti - nella tarda serata del 6 novembre all'esterno di un bar di via Roma dove si trovava la famiglia degli indagati per festeggiare il compleanno dello stesso Roberto. Di lì a pochi metri Orlando Izzo, il fratello della vittima, avrebbe iniziato a discutere con delle persone. Roberto conosceva molto bene Orlando poiché fratello del suo barbiere Luigi e sarebbe intervenuto per cercare di sedare il litigio. Intento vanificato poiché è stato coinvolto nella degenerata discussione provocandosi ecchimosi al volto ed il mignolo della mano sinistra slogato.

Uno dei familiari assistendo al pestaggio del congiunto avrebbe allertato Alessandro riferendo che stavano ammazzando di botte Roberto, erano più di dieci persone e c'era Orlando. Dal racconto dello stesso Alessandro lì sarebbe partita la spedizione punitiva alla ricerca del colpevole conclusasi alle 2 di notte sotto casa di Luigi, fatto uscire con una scusa nel vialetto di casa e poi ucciso con  6 coltellate, rivelatesi fatali alcune sferrate anche alla schiena mentre cercava di fuggire dal suo aggressore. Luigi è morto dissanguato in pochi secondi sotto gli occhi disperati della moglie Federica. Un secondo di follia quello di Alessandro Moniello che dopo aver visto accasciato al suolo Luigi si è dato alla fuga con suo figlio Roberto.

Nell'immediatezza dei fatti alla vista del padre col sangue di Luigi tra le mani Roberto disse al genitore "Papà che hai combinato? È Luigi non Orlando". I due coniugi rincasarono e poco dopo confessarono l'accaduto ai carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone, assistiti dall'avvocato Giuseppe Guadagno. Luigi è stato raggiunto da sei coltellate, una addominale mesogastrica che presumibilmente ne ha decretato la morte, tre alle spalle, due scapolari a destra e a sinistra e due parallele alla colonna vertebrale quando si stava accasciando al suolo poco prima di spirare. La lama del fendente è tra i 15 ed i 25 centimetri.

Benché ci sia stata la confessione dei due indagati permangono  ancora zone d'ombra sulla assurda e triste vicenda. Dubbi sollevati dal legale dei familiari della vittima, l'avvocato Ferdinando Letizia, a partire dall'esecutore materiale dell'efferato omicidio se sia davvero solo Alessandro o se le coltellate siano state sferrate anche da Roberto che pare si sia limitato ad 'assistere' in stato di shock a quanto si stava consumando sotto i suoi occhi credendo che il padre avesse colpito a mani nude Luigi e non con un coltello. Nell'immediatezza dei fatti la vettura dei due congiunti venne posta sotto e vennero acquisti i filmati dei circuiti di videosorveglianza non solo dell'esercizio commerciale dove si sarebbe consumata la lite ma anche quelli delle telecamere pubbliche che avrebbero offerto agli investigatori una visione diversa della vicenda.

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