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Muore dopo incidente in moto, respinta richiesta di risarcimento al Comune

Per i familiari la tragedia provocata una buca nel manto stradale. Il giudice: "Troppo grande per non essersene accorto"

Il giudice ha respinto la richiesta di risarcimento milionaria dei familiari di un motociclista che ha perso la vita ad Aversa. Nella sentenza viene esclusa ogni responsabilità per  il Comune, difeso dall’avvocatura comunale (Giuseppe Nerone e Domenico Pignetti), per  una vicenda che lo vedeva esposta per circa un milione e mezzo di euro, a seguito del decesso di un motociclista per un incidente occorso in Aversa alla via Corso Europa in prossimità dell’incrocio tra via Turati e via Dei Mille, a causa di una buca presente sul manto stradale. La famiglia del deceduto aveva citato in giudizio, per ipotesi di danni, sia il Comune che l’allora dirigente dell’ ufficio tecnico. Gli eredi hanno convenuto in giudizio il Comune di Aversa e il dirigente responsabile della manutenzione e della gestione delle strade, chiedendo la loro condanna al risarcimento dei danni non patrimoniali subiti.

E’ stata espletata Ctu cinematica e sono stati ascoltati vari testimoni. Il tribunale si è soffermato sul fatto che uno di essi, in sede di sommarie informazioni rese agli agenti di polizia (circa venti giorni dopo il fatto) non abbia accennato all’esistenza di una buca nel punto in cui il conducente della moto aveva perso il controllo del motoveicolo; ma, in ogni caso, dalla dichiarazione resa in sede testimoniale, non emerge prova certa e tranquillizzante del fatto che la moto sia concretamente finita con la ruota nella buca in questione. Il teste non ha infatti dichiarato di aver visto la ruota del motociclo finire nella buca, ma solo che “ad un certo punto la moto è sbandata”, avendo notato la buca solo dopo il fatto, quando si era avvicinato per prestare soccorso al ragazzo.

Del resto, dalla relazione di Ctu, è emerso che il testimone si trovava ad una distanza di circa 80 metri dal punto in cui sono state rilevate le tracce di scarrocciamento della moto, e quindi, dal punto in cui, presumibilmente, il conducente della moto aveva sbandato. Ma, soprattutto, come ha evidenziato il giudice “si tratta di un’anomalia (una buca, ndr) di notevole estensione, di oltre 10 metri di lunghezza e di quasi 3 metri di larghezza. Tale significativo dissesto del manto stradale, considerate le notevoli dimensioni e la agevole percepibilità dello stesso, avrebbe dovuto indurre il danneggiato ad adottare un comportamento di guida ancora più prudente ed attento”.

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