Mani massacrate a martellate: un casertano tra i picchiatori del gruppo Contini

Capasso faceva parte della pattuglia. Dal sud a Rimini per i pestaggi al clan rivale

Gli arrestati nell'operazione Hammer

Martellate sulle dita fino a frantumarle. Era questo il segno distintivo del "gruppo Contini", facente capo a Ciro Contini, nipote "rinnegato" del boss dell'Alleanza di Secondigliano, Eduardo Contini, durante i pestaggi agli esponenti del clan rivale per il monopolio della zona di Rimini.

IL VIDEO DEL BLITZ 

E' quanto emerso dall'indagine Hammer che nel corso della mattinata ha portato all'esecuzione di 10 misure cautelari (7 in carcere e 3 ai domiciliari) su disposizione del Tribunale di Bologna. L'inchiesta ha svelato una vera e propria guerra di camorra in atto, tra i clan napoletani, per il controllo delle attività economiche nell'area rivierasca della Romagna. 

Tra coloro che sono finiti in manette c'è anche l'aversano 26enne Francesco Capasso che, stando a quanto riferisce RiminiToday, avrebbe fatto parte della pattuglia che dal Sud partivano alla volta di Rimini per svolgere il "lavoro sporco". Dopo aver riempito di botte gli esponenti del gruppo opposto (composto da Massimiliano Romaniello, Giuseppe Ripoli ed Antonino Di Dato, finiti ai domiciliari) i picchiatori del clan firmavano il pestaggio, una sorta di marchio di fabbrica: martellate sulle dita fino a frantumare le ossa. 

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