Lago di rifiuti, si teme l'inquinamento della falda acquifera. Al via i rilievi Arpac

Il terreno nei pressi di Maruzzella sequestrato dai carabinieri. Reflui di aziende zootecniche e da un impianto del salernitano

Reflui zootecnici di alcune aziende del casertano e digestato proveniente da un impianto per la produzione di biogas della provincia di Salerno. È ciò che compone il 'lago' di rifiuti di circa 1500 metri quadrati che occupa gran parte della superficie di un fondo agricolo di 20.000 metri quadrati a San Tammaro, nei pressi della discarica di "Maruzzella".

Stamattina il blitz dei carabinieri forestali della stazione di Marcianise. Un ingente quantitativo di reflui trasportati dalla provincia casertana e salernitana erano arrivate sul terreno grazie a due due autocisterne con una capacità di 14.000 litri cadauna e sversati sul nudo terreno appartenente a tre fratelli di Aversa che hanno eluso le normative in fatto di utilizzazione agronomica. Nei guai sono finiti A. S., V. S, C. S. rispettivamente di 56, 51 e 49 anni, tutti e tre denunciati presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere per gestione illecita di rifiuti speciali non pericolosi.

Secondo quanto emerso, A. S. e V. S., comproprietari del fondo erano alla guida delle due autocisterne provenienti dal salernitano quando sono stati notati da una pattuglia dell'Esercito Italiano 'Raggruppamento Campania' nell'espletamento di una attività di controllo del territorio finalizzata al contrasto dei reati ambientali. I militari si sono insospettiti alla vista dei due uomini che azionavano le pompe provenienti dagli enormi recipienti metallici inondando in maniera 'selvaggia' il terreno.

Allertati i carabinieri forestali marcianisani, sul fondo agricolo hanno constatato che si trattava di un'utilizzazione agronomica del tutto illecita che non teneva conto di alcun criterio previsto dalla normativa di settore. In primis, non esisteva alcuna coltura agricola né alcuna opera di impermeabilizzazione, assente il rispetto del divieto spaziale nell'immissione sul fondo dei nitrati, benché i due fratelli aversani fossero in possesso di una comunicazione del Comune di San Tammaro per porre in essere l'utilizzazione agronomica ai fini di concimazione mediante il reimpiego di reflui e digestato. Lo stato dei luoghi, che si presentava come uno stagno maleodorante dato dall'alta concentrazioni di nitrati e di sostanze organiche disseminate senza alcun criterio che rispettasse le modalità di spandimento di concimante ed ammendante, ha portato i militari a ritenere che si trattasse di sversamento di rifiuti liquidi ed immediata è stata la denuncia a carico dei tre fratelli di Aversa.

Richiesta dai militari marcianisani la campionatura del suolo e delle acque ad opera dell' Arpac per verificare un possibile inquinamento della matrice del suolo e delle falde acquifere limitrofe dato dal superamento della capacità di assorbimento del terreno.

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Il fondo agricolo posto inevitabilmente sotto sequestro, rientra in una di quelle zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola. In queste aree come il Comune di San Tammaro la possibilità di utilizzare azoto organico sui terreni viene ridotta della metà passando dai 340 kg per ogni ettaro l'anno previsti come limite per le aree non vulnerabili alla quantità di 170 kg per ettaro l'anno delle aree vulnerabili. Nonostante la fertilizzazione azotata dei terreni sia limitata e regolamentata è 'usuale' il ricorso alla stessa per mascherare lo sversamento illecito di rifiuti liquidi.

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