Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca San Felice a Cancello

Prestiti usurai agli imprenditori, due tornano liberi

Scarcerati Crisci e Guida coinvolti in un'inchiesta della Finanza: tassi di interesse fino all'80%

Tornano liberi Vincenzo Guida ed Angelo Crisci accusati di usura, estorsione e violenza privata, aggravati dall'utilizzo del metodo mafioso, ai danni di alcuni imprenditori della provincia casertana.

È quanto disposto dalla Dodicesima Sezione del Tribunale del Riesame di Napoli in composizione collegiale presieduta dal giudice Alfonso Sabella con giudici a latere Marina Cimma e Maria Brunetti Pierri accogliendo le istanze dei difensori degli imputati, gli avvocati Carlo De Stavola ed Elisabetta Carfora per Guida e l'avvocato Mauro Iodice per Crisci, avverso la misura cautelare custodiale emessa dal gip Giovanni De Angelis del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda ed eseguita dai finanzieri della compagnia di Marcianise a carico di Vincenzo Guida, Angelo Crisci, Alessio Biondillo, Clemente Crisci ed Andrea Di Caprio.

L'adozione della misura intervenne lo scorso 31 agosto a seguito delle indagini svolte dalla guardia di finanza di Marcianise che consentirono di accertare le condotte usuraie ed estorsive poste in essere dagli indagati che tramite la forza intimidatrice del clan Massaro-Di Paolo, di cui Clemente Crisci detto Semmentone sarebbe elemento di spicco, concessero prestiti usurai nei confronti di un imprenditore, N. D. chiamato a pagare interessi fino all'80% su base annua e costretto per tale motivo con atti di violenza e minacciosi a cedere beni immobili del valore di circa 300.000 euro.

Altre condotte estorsive vennero poste in essere nei riguardi di un altro imprenditore A. B. V. costretto dagli indagati con atteggiamenti violenti a restituire somme di denaro ricevute in prestito. Unitamente alla misura cautelare personale il GIP partenopeo dispose il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente dei proventi delle condotte delittuose pari agli interessi usurari indebitamente percepiti dai soggetti coinvolti nonché beni, immobili  e quote societarie per un valore complessivo di circa 173.000 euro. Le vicende oggetto delle contestazioni dell'Antimafia si sono verificate a San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico e Cicciano. 

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