Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca Casal di Principe

Farmaci dei Casalesi, il mercato nero svelato dai pentiti

Fondamentale il ruolo dell’inchiesta dei collaboratori di giustizia della ‘nuova gerarchia’

Nasce da un filone di inchiesta sul gruppo criminale noto come “nuova gerarchia dei Casalesi” l’indagine che ha portato i carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa a trarre in arresto nella giornata di martedì i creatori di un ‘mercato nero’ del farmaco.  

Il ‘capo’ Domenico Spenuso e suoi collaboratori avevano messo in piedi un business illegale con i farmaci, reperiti illegalmente grazie al furto negli ospedali e negli studi medici di ‘ricette rosse’, utilizzate poi per recuperare i prodotti (di classe A e in esenzione dal ticket) nelle farmacie e venderli all’estero, in particolare in Albania e Inghilterra.

Un ruolo fondamentale nell’indagine coordinata dalla DDA di Napoli lo hanno avuto due collaboratori di giustizia, Antimo Di Donato e Luigi Moschino, a loro volta indagati nell’inchiesta sui farmaci. I due fanno parte della milizia alle dipendenze di Massimo Perrone, il leader della “nuova gerarchia” (condannato a 18 anni di carcere) che ricevette da Michele Bidognetti il placet per costituire il gruppo a nome della famiglia criminale.

È dalle dichiarazioni dei due pentiti, che avevano già contribuito a smantellare la ‘nuova gerarchia’ di Perrone, che emerge il ruolo di Spenuso. Il 40enne di Grumo Nevano, cognato del boss, aveva infatti il ruolo di custode della armi e dei farmaci ricettati dal gruppo. 

In un’interrogatorio di Antimo Di Donato quest’ultimo rivela infatti che “Spenuso, essendo venuto a sapere della mia disponibilità nell’affare dei farmaci e del fatto che avevo da guadagnare, mi fece questa proposta: ‘Se vuoi lavorare con me ti farò guadagnare circa 200 euro alla settimana’. Mi disse - spiega Di Donato - che questo giro illecito di farmaci andava avanti da circa 8 anni (erano gli inizi del 2015, ndr) e che il cognato, Massimo Perrone, ne era il coordinatore”.

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