False assicurazioni, i fratelli Catena spediti ai domiciliari

Il riesame revoca la misura in carcere. Pacia torna completamente libero

Le indagini dei carabinieri

Spediti ai domiciliari fuori Regione i fratelli Federico e Dionigi Catena mentre il  loro 'braccio destro' Francesco Pacia torna libero. È stata questa la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli che ha sostituito la misura cautelare nei confronti dei due fratelli di Villa Literno, difesi dagli avvocati Pasquale Diana, Giacomo Cassandra e Michele Di Fraia, considerati a capo di un oleato meccanismo con base nell'Agro Aversano, Cancello ed Arnone e Castel Volturno volto a truffare gli automobilisti mediante la vendita di false polizze on line.

Contestualmente i magistrati partenopei hanno disposto l'annullamento della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Francesco Pacia, trentanovenne di Villa Literno, difeso dagli avvocati Felice Belluomo e Massimo Natale, ritenuto il 'braccio destro' dei fratelli Catena. Una qualifica di 'capo e promotore' che è venuta meno per il trentanovenne liternese che è tornato libero.

I tre vennero coinvolti nella maxi inchiesta condotta dalla Procura di Milano prima e da quella di Santa Maria Capua Vetere su un giro plurimilionario di truffe assicurative che portò lo scorso 14 luglio all'esecuzione di sedici ordinanze di custodia cautelare nelle province di Caserta, Torino ed Isernia nei confronti di soggetti ritenuti responsabili a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività assicurativa e di intermediazione assicurativa, uso di marchi e segni contraffatti.

Secondo quanto emerso dall'articolata attività d'indagine, partita nel 2017 ad opera del nucleo investigativo dei carabinieri del Comando provinciale di Milano, con l'ausilio dei comandi provinciali territorialmente competenti, Dionigi e Federico Catena avrebbero messo su un sistema quasi perfetto fatto di contraffazione e commercializzazione mediante siti web di finti intermediari assicurativi, di polizze assicurative RCA temporanee, semestrali ed annuali. Parte dei proventi illeciti venivano reinvestiti in attività commerciali intestate a prestanome (quasi 280) ma riconducibili sempre ai membri del sodalizio.

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Un giro di affari multimilionario con beni del valore di oltre trenta milioni di euro oggetto di sequestro preventivo composto da sale slot, società di commercio di abbigliamento, immobili, terreni, motoscafi, auto di lusso nonché numerosi rapporti finanziari. Un tesoretto che assicurava ai sodali un elevato tenore di vita. 

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