Cronaca

Droga ordinata su Facebook, in 6 rischiano la condanna

Ultime arringhe dei difensori e poi la sentenza del giudice. Il pm ha invocato pene tra i 20 ed i 12 anni

Ultime arringhe degli avvocati, poi la sentenza del giudice Carbone. E' stata fissata nella seconda decade di ottobre l'udienza decisiva a carico di 6 persone coinvolte in un'inchiesta sullo spaccio di droga tra Caserta, San Nicola la Strada, Maddaloni e San Marco Evangelista. 

Nel corso della sua requisitoria, a inizio luglio, il pm della Dda Luigi Landolfi aveva invocato 12 anni per Giuseppe Sparaco, 41 anni di San Marco Evangelista; 12 anni per Antonio Leone, 41 anni di Recale; 18 anni per Immacolata Romanelli, 36 anni di Recale; 20 anni per Luigi Romanelli, 60 anni di Caserta; 16 anni per Daniela Massa, 34 anni di Caivano; 12 anni per Giuseppa Pascarella, 59 anni di Caserta. Tutti sono a processo con rito abbreviato. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Nello Sgambato,  Angelo Raucci, Orlando Sgambati e Giuseppe Stellato. 

L'indagine - che aveva coinvolto complessivamente 26 persone - aveva consentito di far luce su un traffico di droga, prevalentemente cocaina che aveva come centro operativo l'area tra Santa Maria a Vico e San Felice a Cancello per poi essere smerciata in altri luoghi della provincia di Caserta, come Maddaloni e San Marco Evangelista. Le cessioni di stupefacenti ai consumatori, avvenivano principalmente in modo “itinerante” cioè previo contatto telefonico da parte degli acquirenti al loro pusher di riferimento.

Le conversazioni, sempre brevissime e criptiche, erano incentrate, tra i due dialoganti, dapprima sul reciproco chiedersi di dove si trovassero e successivamente sull’accordarsi sul punto del loro incontro che variava di volta in volta, sulla base della posizione dello spacciatore il quale, solo al momento, decideva se effettuare personalmente la consegna o mandare un suo “collaboratore”. Il lasso di tempo che trascorreva dalla telefonata all’incontro, era stimato in un massimo di dieci minuti e tale celerità tra l’appuntamento e la cessione della sostanza stupefacente. Spesso per le loro comunicazioni i pusher facevano ricorso anche ad altre forme di comunicazione come WhatsApp o messanger di Facebook.

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