Concorsi truccati, oltre 23mila euro per ottenere le pen drive con i dati dei quiz

I Finanzieri hanno smantellato una 'collaudata' associazione a delinquere

(foto di repertorio)

Ingenti somme di denaro da candidati di concorsi pubblici o dai loro genitori per favorire l'accesso al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nella Polizia, nell'Arma dei Carabinieri e nella Guardia di Finanza. Sono queste le accuse nei confronti di 8 pubblici ufficiali, destinatari di altrettante misure cautelari, al termine dell'indagine denominata "Par condicio", coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento e condotta dai militari della Guardia di Finanza - Gruppo Mobile Benevento, coadiuvati da personale del Comando Provinciale GDF di Benevento e supportati da finanzieri in servizio presso i Comandi Provinciali GDF di Napoli, Caserta, Salerno e Avellino.

L'accusa di associazione per delinquere 

Secondo quanto riferito da Adnkronos, i soggetti sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, e rivelazione di segreti d'ufficio. Sarebbero circa 50 gli episodi di corruzione contestati. Tra i destinatari delle misure vi è un vice prefetto che al momento dei fatti contestati, accaduti nel 2018 svolgeva presso il Ministero dell'Interno (Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile il ruolo di capo ufficio di staff dell'Ufficio Affari Generali nonché capo ufficio di staff dell'Ufficio Affari concorsuali e contenzioso), tre funzionari (uno in pensione e due attualmente in servizio) del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Benevento e Venezia, un ispettore del Corpo della Guardia di Finanza in servizio presso il Comando Generale, un militare dell'Arma dei Carabinieri in servizio presso il Centro Nazionale Reclutamento dei Carabinieri, un assistente capo della Polizia di Stato, nei confronti dei quali sono stati ritenuti allo stato sussistenti gravi indizi di colpevolezza per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio: finora sono stati riconosciuti i gravi indizi di colpevolezza in relazione a 50 episodi corruttivi.

In particolare, i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere sono il Vice Prefetto, a Capo dell'Ufficio Concorsi del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, e due funzionari beneventani del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Benevento, uno in servizio e l'altro in quiescenza, ritenuti, per gravità indiziaria, tutti membri di una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di indeterminati delitti di corruzione e di rivelazione di segreti d'ufficio nell'ambito di concorsi pubblici in corso o appena conclusi (segnatamente il concorso pubblico, per titoli ed esami, a 250 posti per la qualifica di vigile del fuoco nonché a quello per l'assunzione di 1.815 allievi agenti della Polizia di Stato, del 13 marzo 2019) nonché in relazione a concorsi di imminente pubblicazione (tra questi quello per Ispettori Logistico - gestionali nel Corpo dei Vigili del Fuoco). I tre, anche grazie alla funzione esercitata dal promotore dell'associazione e al possesso della banca dati dei quiz preselettivi, avevano già programmato di far accedere un numero di candidati non inferiore a 50, con potenziali profitti illeciti da conseguire, oltre a quelli per cui è stato richiesto e disposto sequestro preventivo, anche nella forma per equivalente- di svariate centinaia di migliaia di euro.

Le intercettazioni: oltre 23mila euro per passare al concorso

Per le indagini la Guardia di Finanza si è avvalsa di intercettazioni telefoniche, ambientali, servizi di Ocp e acquisizioni di immagini da sistemi di video-sorveglianza, e hanno consentito di ricostruire i vari passaggi di un consolidato modus operandi e di molteplici iter corruttivi, accordi illeciti in cui il vice prefetto, quale pubblico ufficiale, era in grado di influenzare direttamente, attraverso membri di commissione allo stato ignoti, la discrezionalità delle varie commissioni di concorso, anche a fronte di problemi fisici e oggettive difficoltà che nel corso delle prove concorsuali venivano riscontrate ai candidati da favorire illecitamente, mentre i due beneventani, previa indicazione da parte del vice prefetto del numero delle persone da poter contattare, si occupavano di reclutare nel territorio sannita i privati corruttori di stipulare con loro o con i loro genitori la promessa corruttiva e successivamente di ricevere ingenti somme di denaro, ammontanti anche ad oltre 23.000 euro, quale prezzo del reato, parte del quale veniva periodicamente portato a Roma per essere ripartito con il predetto dirigente del Ministero dell'Interno e presumibilmente ulteriori funzionari infedeli. In tale maniera il pubblico ufficiale non aveva e non ha alcun contatto con i privati corruttori, di cui conosce solamente le generalità e la data di convocazione per le prove concorsuali tramite i suoi intermediari: d'altronde tali elementi sono gli unici che gli vengono comunicati e che sono sufficienti affinché il funzionario corrotto si possa attivare per permettere ai candidati il superamento delle prove previste, mentre le trattative economiche si consumavano nel territorio Beneventano e venivano gestite esclusivamente dai funzionari pubblici sanniti. In molti casi, inoltre, nel corso delle prove emergevano problematiche anche gravi e tali da imporre l'esclusione dal concorso, ma proprio in quel momento (con l'intervento del vice prefetto) l'associazione dimostrava la sua forza, riuscendo a far conseguire in maniera insperata ai candidati le idoneità a prove fisiche o psico-attitudinali.

I quiz del concorso contenuti nelle pen drive 

La stabilità e la forza del vincolo associativo, ma soprattutto la circostanza di poter contare sul capo dell'Ufficio Affari concorsuali, veniva ostentata dagli intermediari beneventani nei dialoghi e nelle trattative illecite concluse con i candidati ed i relativi genitori: ad oggettiva riprova della serietà del pactum scleris, i ragazzi venivano a conoscenza delle date di convocazione e delle date di rinvio delle prove concorsuali giorni prima che le stesse venissero pubblicate sui portali telematici istituzionali. I tre uomini, che per comunicare provvedevano anche ad attivare utenze mobili "dedicate", spesso intestate a cittadini stranieri o estranei al proprio nucleo familiare, dal novembre del 2019 detenevano, con notevole anticipo ed in maniera illecita, parte della banca dati che avrebbe costituito la prova preselettiva di un concorso per l'accesso nel Corpo dei Vigili del Fuoco di imminente indizione: previo accordo tra gli associati, i quiz contenuti in un supporto pen drive venivano quindi consegnati (dietro pagamento somme di denaro) ad aspiranti candidati sanniti, in quello che è stato ribattezzato un vero e proprio "mercato delle pennette".

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Pen drive consegnate anche durante il lockdown

Per consegnare le pen drive, infatti, i due funzionari del Comando Provinciale di Benevento violavano, nel mese di marzo e aprile 2020, anche i divieti imposti dalla gravissima emergenza sanitaria in corso, ed in una occasione uno di essi si recava a tal fine a Napoli, unitamente ad altro alto funzionario dei Vigili del Fuoco, con una autovettura di servizio, facendo affidamento sull'impossibilità di essere sottoposti a controllo stradale. Attualmente il sodalizio era operativo e stava programmando di interferire su due concorsi per l'accesso nei Vigili del Fuoco di prossima pubblicazione.

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