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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Cronaca Pignataro Maggiore

Azienda paga il pizzo da 30 anni: "Tremila euro al mese per i familiari detenuti di Ligato"

Il racconto shock di una vittima del clan agli inquirenti: "Soldi pretesi anche quando non potevo più pagare"

Per oltre 30 anni la sua ditta di onoranze funebri ha pagato il clan, prima Vincenzo Lubrano poi il gruppo Ligato, in particolare i figli del capoclan: Pietro Ligato e Raffaele Ligato, entrambi arrestati nell'ambito dell'operazione dei carabinieri di Capua.

E' agghiacciante il racconto della vittima agli inquirenti. Dopo un'iniziale resistenza - "non ho subito alcuna richiesta estorsiva" - l'imprenditore messo davanti all'evidenza ha vuotato il sacco, liberandosi di un peso: "Nonostante continui ad avere paura voglio raccontarvi che è una vita che la mia famiglia paga tangenti a favore della famiglia Ligato". Così l'imprenditore ha spiegato che dopo la morte di Vincenzo Lubrano - a cui suo padre versava la tangente dal 1988 - le richieste estorsive erano arrivate dal gruppo Ligato a cui "abbiamo sempre consegnato somme di denaro ... tremila euro a fronte di una richiesta di 5mila".

Le estorsioni sono state versate nelle mani di "Pierino Ligato e di suo fratello Raffaele" ma per quest'ultimo "solo quando il fratello Pietro era detenuto", con l'ultima scarcerazione dell'agosto del 2020. Una storia di vessazione andata avanti fino a maggio 2021 quando l'impresa viene colpita da interdittiva antimafia proprio perché ritenuta vicina al clan Ligato e l'imprenditore non fu più nella possibilità di pagare. "Verso il mese di ottobre-novembre del 2021, nonostante io avessi sempre cercato di evitare di incontrare Pietro Ligato questi, non so come, venne a sapere che stavo effettuando un piccolo lavoro all'interno del cimitero di Vitulazio". Ligato così lo raggiunse e chiese nuovamente i soldi, comprese le quote non versate (da giugno a settembre). I soldi "servivano per il sostentamento dei suoi familiari". E nonostante la vittima a malapena riusciva a provvedere al sostentamento della propria famiglia Ligato voleva i suoi soldi: "aveva bisogno del denaro per far fronte alle spese in carcere del padre, del fratello e della sorella". 

L'imprenditore non ha pagato più, pure essendo avvicinato nuovamente da Ligato che "in diverse occasioni ha utilizzato un drone per sorvolare la mia abitazione per alcuni minuti che io ho interpretato essere un episodio minatorio". Proprio l'utilizzo dei droni per il controllo del territorio rappresenta la vera novità dell'inchiesta su una camorra sempre più hi-tech.

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