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Il maxi processo a Venezia

Il maxi processo a Venezia

Casalesi in Veneto, al via il processo per 25 imputati

Prima udienza per quanti hanno scelto il rito abbreviato: alla sbarra imprenditori, l'ex sindaco di Eraclea ed un avvocato

Prima udienza dinanzi al gup Michela Rizzi del tribunale di Venezia per i 25 imputati, coinvolti nell'inchiesta sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi al Nord Est, che hanno scelto di affrontare il processo con rito abbreviato. 

Stamattina il giudice ha invitato i legali impegnati nel maxi processo a formalizzare le istanze per i loro assistiti che vorranno essere ascoltati dal magistrato per poi procedere con la calendarizzazione delle udienze. Tra i 25 imputati ci sono il collaboratore di giustizia Christian Sgnaolin, Vincenzo Vaccaro, Girolamo Arena, Nunzio Confuorto, l'ex sindaco di Eraclea Graziano Teso, il guardaspalle del boss Bernardino Notarfrancesco e l'avvocato Annamaria Marin, accusata di favoreggiamento con l'aggravante mafiosa. Il processo riprenderà ad aprile. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Mirella Baldascino, Gennaro Caracciolo, Giuseppe Brollo, Giuseppe Stellato, Alfonso Quarto, Carlo De Stavola, Ferdinando Letizia, Elena Schiavone, Ciro Balbo.

Si aprirà a giugno, invece, il processo per i 47 che hanno scelto di affrontare il dibattimento tra cui Luciano Donadio, considerato il boss di Eraclea, Raffaele ed Antonio Buonanno di San Cipriano d'Aversa ed Antonio Pacifico, di Casal di Principe. Nell'inchiesta è stato coinvolto anche un altro ex sindaco di Eraclea, Mirco Mestre, che ha proceduto con il rito immediato e la cui posizione, verosimilmente, si aggregherà a quella degli altri imputati al dibattimento. 

Secondo quanto emerso dalle indagini il gruppo, guidato da  Donadio e Raffaele Buonanno, si era insediato nel Veneto dagli anni '90 andando a rilevare le attività che erano sotto l'egemonia della Mala del Brenta. In questo modo il gruppo legato al clan dei Casalesi, fazione Bidognetti, era riuscito a conquistare il controllo del tessuto economico veneto, dall'edilizia alla ristorazione, oltre ad imporre un "aggio" per il narcotraffico e lo sfruttamento della prostituzione. L'organizzazione criminale, dedita all'usura ed all'estorsione, avrebbe destinato, secondo gli inquirenti della Dda, parte dei proventi illeciti per sostenere i carcerati di alcune famiglie storiche del sodalizio Casalese. 

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