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Il boss dei Casalesi Francesco Bidognetti

Il boss dei Casalesi Francesco Bidognetti

CASALESI Imprenditore nei guai per colpa del padre

Il Tar conferma l'interdittiva. Il genitore vicino ad esponenti del gruppo Bidognetti

Il Tar dell'Aquila respinge il ricorso per l'annullamento dell'interdittiva Antimafia emesso a carico della Panton dalla Prefettura di L'Aquila.

I giudici amministrativi del tribunale abbruzzese hanno ritenuto sussistenti i legami tra la ditta, di cui è titolare Pasquale Marrandino, con alcuni soggetti ritenuti vicini al clan dei Casalesi. Il tribunale, nonostante abbia ribadito come il socio unico e amministratore della società in questione sia "immune da precedenti penali, a parte una segnalazione per ricettazione nel 2016", ha confermato quei "legami pericolosi" tra alcuni suoi familiari e persone legate alla criminalità organizzata.

"Nel 2010 - hanno scritto i giudici nella sentenza pubblicata lo scorso 16 gennaio - la Panton ha acquistato le quote della Costruzioni Generali Srl, poi sciolta nel 2014, facente capo al padre di Pasquale Marrandino, Giuliano Marrandino". E proprio il genitore dell'imprenditore è nel mirino del provvedimento emesso dalla Prefettura essendo stato "rinviato a giudizio, insieme ad altre persone tra cui Nicola Madonna, per emissione di fatture per operazioni inesistenti a favore della Guida Impianti Srl impegnata nei lavori pubblici di completamento della casa comunale di Battipaglia, "anche al fine di favorire il clan dei Casalesi".

Nicola Madonna è considerato dalla forze di Polizia persona vicina al clan, al punto da essere ritenuto vicino al superboss Francesco Bidognetti, alias Cicciotto 'e mezzanotte, ed essendo imparentato con Pasquale Giovanni Vargas. Sia Marrandino senior che Madonna, inoltre, sono stati destinatari della misura dell’avviso orale da parte del Questore dell’Aquila.

"Si è potuta rilevare la “vicinanza” del padre del socio e amministratore unico della società ricorrente a persone a loro volta vicine al clan dei Casalesi (Nicola Madonna), nonché la comunanza di interessi e rapporti economici della di lui madre (Immacolata Verde) con questi stessi soggetti, condividendo gli stessi le quote della Immobiliare Emme Group. Si è poi visto che i cugini e lo zio del socio e amministratore unico della società ricorrente sono titolari di società colpite da provvedimenti di polizia".

Per i giudici c'è una "forte rete di legami familiari del titolare della società ricorrente che conduce a evidenziare, come si sottolinea nelle informative degli organi di sicurezza pubblica, “collegamenti obiettivi e continuativi con soggetti indicati dalle Autorità come contigui al clan camorristico dei “Casalesi” in una sua ramificazione operante in territorio abruzzese".

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