Carcere disumano, ex detenuto trascina Ministero in tribunale

Il tribunale ha disposto un risarcimento di circa 3mila euro. Ricorso in Cassazione

Alfonso Bonafede

Sovraffollamento in cella ed anche in infermeria al carcere di Santa Maria Capua Vetere. E' questo il motivo per cui un detenuto, G.B., ha trascinato in tribunale il ministero della Giustizia. La causa per il risarcimento dei danni ora pende dinanzi alla Corte di Cassazione.

In pratica l'ex detenuto era stato ristretto nei reparti "Tevere" e "Volturno" condividendo le celle, omologate per 4 persone, con altri 5 detenuti. Anche durante un periodo trascorso nell'infermeria del carcere lo spazio consentito alla mobilità di ciascun degente era ridotto a meno del minimo, tre metri quadrati per persona. Per questo il tribunale di Isernia aveva accolto la sua domanda risarcitoria e disposto un indennizzo di circa 3mila euro per il trattamento "inumano". 

Contro la sentenza il Ministero della Giustizia ha proposto ricorso ritenendo la domanda del detenuto "tardiva". Secondo la legge, infatti, essa può essere presentata entro 6 mesi da parte di coloro che avessero "cessato di espiare la pena detentiva" o non si trovassero più "in stato di custodia cautelare in carcere".

Nel caso del detenuto del carcere sammaritano la detenzione in carcere finì nel 2011 ma la pena finì di essere espiata ai domiciliari fino alla fine del 2015 con la domanda presentata ad aprile 2016. E sull'interpretazione dell'espressione lessicale dovrà ora esprimersi la Cassazione. 

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