Camorra e rifiuti, restituito a Ferraro tesoro da 1 milione di euro

I giudici revocano la confisca del patrimonio: "Beni acquistati con l'utilizzo di capitali leciti"

Luigi Ferraro ha ricevuto il provvedimento nel luglio 2018

Non risultano "investigati" i presupposti sulla presunta origine illecita dei beni per i quali era stata disposta la confisca. E' questa la motivazione con cui la Corte d'Appello di Napoli ha disposto la restituzione il patrimonio da 1 milione di euro a Luigi Ferraro, imprenditore del settore rifiuti ritenuto vicino al clan dei Casalesi e fratello dell'ex consigliere regionale dell'Udeur Nicola Ferraro.

La corte partenopea, accogliendo il ricorso presentato dal difensore di Ferraro, l'avvocato Mario Griffo, ha evidenziato come lo stesso gup, che aveva valutato il tesoretto prima del giudice di prevenzione, si fosse espresso in termini di "assenza del presupposto della sproporzione dei beni". Insomma, per i giudici, quei beni sono "compatibili con la capacità reddituale dichiarata da Ferraro". In altri termini "sono stati acquisiti con risorse lecite" e quindi non sono intervenuti "capitali o proventi illeciti, di qualsiasi natura anche sotto forma di successivo reimpiego". E rispetto a quella decisione assunta in sede di giudizio penale non era intervenuta alcuna novità sostanziale tale da far presupporre l'utilizzo di risorse illegali. Restituiti anche i beni della moglie di Ferraro, Nicolina Schiavone, cugina del capoclan FrancEsco Sandokan.

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Era il 24 luglio 2018 quando sotto chiave finì un patrimonio da circa 1 milione di euro composto da 2 fabbricati, 34 terreni, 1 autovettura oltre a denaro su numerosi conti correnti e conti di deposito e risparmio. Secondo gli inquirenti i beni sono frutto delle attività illecite di Ferraro che da un lato poteva contare sull'appoggio del fratello politico per ottenere appalti, dall'altro riusciva ad ottenere il monopolio sul settore grazie al suo legame con il clan dei Casalesi, in particolare della fazione Schiavone.

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