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Corrado De Luca

Corrado De Luca

Bruciato vivo nella guerra di camorra, 2 arresti

Risolto dopo 30 anni l'omicidio di Nicola Cioffo: l’esecuzione inquadrata nella guerra di camorra tra le due anime del clan dei Casalesi

Nella mattinata dell’11 novembre, presso le case circondariali di Caltanissetta e Rossano, i militari del nucleo investigativo dei carabinieri di Caserta hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 6 novembre dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda di Napoli, nei confronti di Corrado De Luca (53enne residente a San Cipriano d'Aversa) e di Salvatore Verde (52enne residente a Casapesenna), entrambi già detenuti per altra causa, ritenuti responsabili in concorso di omicidio premeditato, con l’aggravante di aver commesso il delitto con lo scopo di agevolare il clan dei Casalesi.

L’indagine, condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri di Caserta tra gli anni 2018 e 2019 sotto il coordinamento della Dda di Napoli, anche attraverso il riscontro di molteplici dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, ha consentito di accertare la responsabilità dei predetti in ordine all’omicidio di Nicola Cioffo, avvenuto a Villa Literno il 3 febbraio 1990. In particolare, l’impianto probatorio acquisito ha consentito di­ identificare quali esecutori materiali Luigi Venosa (deceduto il 7 agosto 2018), Corrado De Luca e Salvatore Verde. Nel dettaglio si appurava che Nicola Cioffo, alias “Torroncino”, il 3 febbraio 1990, dapprima era stato condotto presso l’abitazione di Luigi Venosa, ai tempi capo dell’omonimo gruppo criminale, ed in tal luogo lo stesso era stato dapprima oggetto di un violento pestaggio, successivamente fatto segno con diversi colpi d’arma da fuoco; i killer, al fine di disfarsi del corpo, lo avevano caricato a bordo di una vettura e lo avevano trasportato nelle campagne di Villa Literno, in località “Ciannitiello”, ove, ancora vivo, lo avevano dato alle fiamme e contestualmente finito con diversi colpi d’arma da fuoco. ­

Secondo quanto svelato dalle indagini l’omicidio era stato decretato in virtù dell’appartenenza criminale del Cioffo alla fazione dei bardelliniani. L’esecuzione è dunque da inquadrare nella guerra di camorra, avvenuta tra gli anni ’80 e ’90, tra le due anime dei Casalesi, quella dei “bardelliniani” e quella degli “Schiavone”; in particolare questi ultimi, come documentato già dai numerosi provvedimenti giudiziari che hanno ricostruito gli assetti dell’organizzazione criminale, a ridosso degli anni ’90, avevano stabilito l’eliminazione fisica di tutto il gruppo dei “bardelliniani”, al fine di acquisire l’egemonia criminale territoriale imponendosi così in regime monopolistico nell’ambito della gestione illecita dei rifiuti, delle estorsioni, nell’aggiudicazione degli appalti delle opere pubbliche.

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