Sequestrati 7 milioni all'imprenditore vicino a Zagaria

Il maxi sequestro della guardia di finanza trae origine dall'operazione 'Ghost Tender'

Il boss Michele Zagaria

La guardia di finanza di Lucca sequestra beni immobiliari e mobili di società (per un valore di circa 7 milioni di euro) ad un imprenditore 53enne residente a Caserta, attivo tra la Toscana e la Campania, e alla coniuge.

Come riferiscono i colleghi dell'Ansa, l'operazione di maxi sequestro trae origine dall'operazione 'Ghost Tender' che nel marzo 2018 coordinata dalla Dda di Firenze, portò, oltre che a primi sequestri di beni, all'arresto di 5 persone tra Toscana e Campania. Inoltre, furono denunciati altri a piede libero, in quanto appartenenti o fiancheggiatori di un'associazione a delinquere operativa dal luglio 2013, con base a Lucca e vicina al clan dei Casalesi, fazione Michele Zagaria, dedita a illecita aggiudicazione di appalti, frodi in pubbliche forniture e riciclaggio. L'inchiesta riguardava decine di appalti della Asl 3 - Napoli Sud, per lavori edili per milioni di euro, banditi per importi inferiori ai valori.

Il sequestro a Caserta e Lucca, ai danni dell'imprenditore 53enne e del coniuge, ha riguardato 25 conti correnti, otto società, 18 locali a uso commerciale, 32 abitazioni, sette autorimesse e quattro terreni. Il patrimonio sarà ora gestito da amministratori nominati dal tribunale di Firenze. Sotto la lente degli inquirenti sono finite anche decine di appalti della Asl 3 - Napoli Sud (con sede a Torre del Greco), per milioni di euro, in relazione a commesse per lavori edili, banditi per importi inferiori ai valori soglia, oltre i quali sarebbe stato necessario ricorrere alle procedure ordinarie di affidamento. Perciò c'erano "rapporti corruttivi" con un dirigente della stessa Asl: non solo aveva aggiudicato l'appalto in violazione delle norme di trasparenza, correttezza e imparzialità, ma aveva consentito al gruppo di conseguirne il pagamento, pur in assenza di esecuzione dei lavori. In questo modo, le imprese riconducibili al gruppo criminale erano risultate, a turno, aggiudicatarie di numerosi appalti per lavori falsamente attestati ma in gran parte non eseguiti.

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Nell'inchiesta accertamenti patrimoniali avevano evidenziato la "pericolosità" degli indagati, in quanto ritenuti "indiziati" sia di reati commessi "al fine di agevolare l'attività" dell'associazione mafiosa dei Casalesi (fazione Michele Zagaria), che di trarre i propri mezzi di sostentamento da delitti a sfondo patrimoniale. Inoltre è stata accertata la sproporzione del patrimonio disponibile rispetto al proprio reddito, in relazione al periodo di riferimento (2013 - 2019). Attualmente il procedimento è in fase di udienza preliminare. 

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