Camorra: mazzata per fratello del boss, avvocato ed imprenditore

I giudici hanno inflitto 17 anni a Bifone, 11 a D'Amico ed 8 a Stabile. Assolto l'ex vicesindaco Vaiano

Condannato il fratello del capoclan Antonio Bifone

Tre condanne per 37 anni di carcere complessivi ed un'assoluzione. Questa la sentenza pronunciata dai giudici della terza sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di altrettanti imputati accusati, a vario titolo, di aver favorito il clan Bifone, egemone su Portico di Caserta e comuni limitrofi ed attivo nella sfera camorristica del gruppo Belforte di Marcianise.

I giudici hanno inflitto 17 anni e mezzo per Nicola Bifone, 62 anni di Portico di Caserta e fratello del capoclan Antonio Bifone detto Zuzù, difeso dagli avvocati Stefano Vaiano e Francesco Liguori;  11 anni e 6 mesi ad Antonio D’Amico, 60 anni, imprenditore di Macerata Campania, difeso dall’avvocato Mario Griffo; 8 anni di carcere a Giuseppe Stabile, ex avvocato di Aversa di 56 anni, attualmente detenuto nel carcere di Sassari e difeso dall’avvocato Alessandro Maresca. Pene, comunque, inferiori rispetto alla richiesta del pm della Dda Luigi Landolfi. Assolto, invece, l'ex vicesindaco di Portico di Caserta Pietro Vaiano, 62 anni, per non aver commesso il fatto. I suoi difensori, gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo, sono riusciti a dimostrare la sua estranerità ai fatti contestati.

Pesante il capo di accusa a carico di Bifone, D’Amico e Stabile, accusati di aver partecipato stabilmente - in concorso con i coimputati che sono stati giudicati separatamente (con rito abbreviato ) Antonio Bifone, Giuseppina Di Caprio, Silvana Di Caprio - all'associazione camorristica denominata clan Bifone. Un’associazione inserita a largo raggio nel clan Belforte che era operante in Macerata Campania e in Portico di Caserta e che era finalizzata al controllo delle attività economiche, al rilascio delle concessioni, alle acquisizioni di appalti, al condizionamento delle attività delle amministrazioni pubbliche, al reinvestimento speculativo in attività imprenditoriali, immobiliari, alle affermazioni del controllo egemonico sul territorio realizzata anche attraverso la contrapposizione armata con organizzazioni criminose rivali e la repressione violenta dei contrasti interno ed infine il conseguimento per sé e per gli altri affiliati di profitti e vantaggi ingiusti, in particolar modo attraverso la capillare imposizione del pizzo in special modo nella costruzione della zona industriale di Portico di Caserta da parte di D’Amico. Il tutto con la ulteriore aggravante derivante dalla caratteristica armata dell’associazione criminale in quanto gli affiliati avevano diretta disponibilita’ di armi per il diretto conseguimento dei fini dello stesso clan. Il processo, che è terminato, era una costola di quello a carico del capo storico del clan camorristico, Antonio Bifone.

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