Cronaca Casal di Principe

Dal cerchio magico di Zagaria al bonus Covid con l'autocertificazione falsa

Ha percepito i fondi per le chiusure omettendo di essere destinatario di un'interdittiva

Aveva omesso di inserire nelle caselle dei requisiti richiesti per l'accesso ai sostegni per far fronte alle chiusure imposte dal Covid di essere destinatario di un provvedimento interdittivo antimafia, emesso dalla Prefettura di Perugia nel maggio del 2017, in quanto imprenditore ritenuto contiguo al cerchio magico del gruppo capeggiato da Michele Zagaria.

È stato l'espediente di cui si è avvalso A.P., fratello di R.P. arrestato proprio per la sua vicinanza al capoclan, imprenditore edile di Casal di Principe residente a Casapulla, denunciato dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia per indebita percezione di erogazione pubblica. All'atto della compilazione della domanda per l'erogazione  del contributo nazionale per far fronte alla crisi di fatturato durante l'emergenza sanitaria da Covid 19 aveva dichiarato di essere il socio unico nonché amministratore della società con sede legale a Perugia e con un locale a Casapulla asserendo di operare nel ramo dell'edilizia privata.

Con la sua società di costruzioni l'imprenditore operò in tutta la Provincia perugina dal 2013 al dicembre del 2019 nonostante nel 2017 fu destinatario di un provvedimento interdittivo antimafia per i legami a doppio filo con il clan dei Casalesi emersi con particolare vigore a seguito delle dichiarazioni rese da alcuni pentiti come Massimiliano Caterino e Antonio Iovine nell'ambito dell'inchiesta 'Medea' grazie alla quale è stato possibile delineare un sistema nel quale molti imprenditori erano legati a Michele Zagaria e che grazie alle infiltrazioni del clan negli enti pubblici garantite da alcuni esponenti di spicco dell'organizzazione percepivano commesse pubbliche previa richiesta e relativo pagamento al clan per l'opera di mediazione con i clan egemoni nei territori in cui i lavori venivano realizzati.

Il versante perugino era 'assicurato' dalla produttività proprio di A.P.. Intercorso il provvedimento interdittivo per la società C. M. P Srl all'imprenditore venne negata la possibilità di avere rapporti contrattuali con le pubbliche amministrazioni oltre che l'erogazione di fondi pubblici, finanziamenti, mutui agevolati o qualsivoglia concessione dello Stato per lo svolgimento di attività imprenditoriali per l'intera durata dell'interdittiva.

Con una erronea autocertificazione, nel mese di aprile 2021, era riuscito ad ottenere il pagamento del contributo a fondo perduto per un importo pari a 17.838 euro non escludendosi la possibilità di esser destinatario di ulteriori contributi. Da una indagine capillare dei finanzieri del Gico di Perugia, sull'analisi sulle posizioni dei soggetti percettori di fondi pubblici, gli eventuali provvedimenti ostativi di cui erano destinatari ed approfondimenti bancari è stato possibile ricostruire il flusso bancario della società con somme in ingresso indebitamente percepite ai danni dello Stato.

La somma provento di indebita percezione è stata recuperata per intero grazie alla celerità delle indagini delle fiamme gialle. Somma depositata sul conto corrente della società sottoposta a sequestro preventivo finalizzata alla confisca diretta secondo quanto disposto dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Perugia.

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