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La bisca da Nicola Schiavone a Michele Zagaria

La bisca da Nicola Schiavone a Michele Zagaria

La bisca degli Schiavone nelle mani di Zagaria

Ciccio 'e Brezza svela il business del gioco d'azzardo dei Casalesi: "Guadagnavamo 100 euro a giocatore per ogni mano di poker". I soldi a Casapesenna e Casal di Principe nelle mani di Carminotto

La bisca degli Schiavone a Grazzanise passò nelle mani del clan Zagaria dopo l'arresto di Nicola Schiavone nel 2010. Nonostante questo, parte dei proventi finiva comunque in casa Sandokan, con i soldi consegnati a Carminotto, fratello di Nicola e figlio del capoclan.

E' il retroscena rivelato agli inquirenti da parte di Francesco Zagaria, alias Ciccio 'e Brezza, l'imprenditore di Casapesenna e trapiantato a Capua, che da luglio sta collaborando con gli inquirenti dell'antimafia. Il verbale del colletto bianco, ritenuto vicinissimo al boss Zagaria, è finito agli atti del processo a quella che viene considerata la sua rete di prestanome. E proprio la gestione delle bische assicurava al clan fondi costanti.

In particolare, quella di Grazzanise, gestita, stando al racconto di Zagaria, da Paolo Gravante per conto di Nicola Schiavone. Dopo l'arresto del capoclan, oggi collaboratore di giustizia, nel 2010 Gravante "venne da me per dirmi che presso la sua abitazione aveva intenzione di continuare la bisca offrendola al clan Zagaria di cui egli sapeva essere io un importante affiliato".

La proosta venne accettata ed il business era ricco, ricchissimo. "Per aprire la bisca c'era bisogno di disporre di almeno 7-8mila euro al giorno che servivano per finanziare i giocatori che sedevano al tavolo di poker e che non avevano contanti disponibili".

Ciccio ‘e Brezza spiega nel dettaglio come funzionava una bisca del clan. "Per ogni giocata, ossia per ogni mano di poker, la bisca incassava 100 euro da ogni giocatore. Quello era il guadagno della bisca, mentre il guadagno dei giocatori vincitori era ovviamente la posta in palio". Con queste somme capitava che i giocatori "perdessero somme rilevanti" facendosi "finanziare dalla bisca per continuare a giocare".

I debiti di piccola entità il giocatore li versava in contanti le volte successive ma c'era chi perdeva davvero tanto, anche 40mila euro in una sola serata. Per far fronte ai debiti venivano firmati assegni che poi venivano cambiati. "I proventi della vincita della bisca - conclude Zagaria - Erano poi destinati per una parte a Casapesenna. Una quota degli utili, tuttavia, veniva destinata anche a Casal di Principe, nelle mani di Francesco Panaro camardone e Carmine Schiavone, Carminotto, in quanto la bisca insisteva sul territorio di Grazzanise, controllato dagli Schiavone".

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